Diede ancora uno sguardo all'orologio. Gli restavano soltanto due sfere. Aveva poco tempo. Si affrettò a raggiungere la stazione delle navicelle, doveva ricordarsi di ricaricare la sua cartuccia o non avrebbe più potuto vivere. Spostarsi. La calotta del cielo cominciava a schiarirsi, -chissà da dove proviene la luce-, si chiese. Scese le scale della circolare b per recarsi a lavoro. La maggior parte della vita avveniva sotto terra; la produzione, gli affari, i commerci del terzo millennio erano in edifici ricavati nel sottosuolo, la vita privata al di sopra, racchiusa in scatole bianche di materia plastica di compattezza superiore al cemento, ma di maggiore elasticità.
Non era cambiato poi tanto, dall'evoluzione di un millennio, dopotutto l'uomo aveva già fissato i suoi canoni di sopravvivenza. Anche se c'era stato lo spazio per ricominciare.
Avevano rubato tutto. Tutte le prove di una era precedente erano state cancellate, ma la terra che stavano calpestando rimaneva la stessa. Se non fosse per la maledetta polvere bianca. Appiattiva tutto, cancellava tutte le sfumature. Pensò a come sarebbe potuto essere il mondo se fosse stato diverso. Quasi non riusciva a credere che potesse essere stato sempre così.

Si allineò alla fila di persone ed automi che si incanalava del tunnel scorrevole che conduceva alle navicelle. Passò la tessera ‘Rails' al controllore ottico. La tessera rails era quella adibita all'accesso ai trasporti su rotaia. Il railshuttle lo conduceva ogni mattina dentro i cantieri della fabbrica presso cui prestava servizio. Ogni azienda aveva l'obbligo di provvedere ai collegamenti con i punti nevralgici delle stazioni residenziali. Era tutto pianificato dai progetti annuali di regolazione edilizia. Ogni majures o piccola azienda che fosse in progetto di insediamento di nuovi uffici avrebbe dovuto presentarne richiesta all'Organizzazione Centrale. Se fossero esistiti stabili abbandonati da vecchie società in fallimento, ne sarebbe stato assegnato uno da occupare, in caso contrario poteva essere accolto il progetto di nuova edificazione. Era una società perfetta, non perfettibile, studiata secondo criteri rigorosi. La libertà degli individui, la falsa regolazione legislativa dello scorso millennio, permeabile ai monopoli privati, aveva concesso troppo a chi non era stato in grado di badare che ai propri interessi. Ma questo nessuno lo sapeva. La libertà culturale e di pensiero erano state ritenute responsabili dell'auto distruzione umana. I centomila sopravvissuti avevano instaurato le basi di una nuova civilizzazione controllata. Per gli altri, le matricole che si muovevano all'interno della struttura, tutto questo non era esistito, non sapevano nulla, e non potevano immaginare un mondo diverso che non avevano mai visto. OLPHY77 guardò ancora uno per uno tutti i passeggeri tutti uguali che viaggiavano nel vagone insieme a lui. Gli assomigliavano tutti, gli stessi occhi grigi, lo stesso naso, i capelli nero corvino. I lineamenti quelli di un viso comune, gradevole ma senza segni particolari. Sembravano come disegnati, progettati da una mente superiore ma troppo calcolatrice ed umana. Una mente senza fantasia che non ha amore per ciò che crea ma si preoccupa solo che sia tutto funzionale. Sembravano il prodotto di una catena di montaggio, tuttavia quello che vedeva non restava che un'osservazione senza relative constatazioni, non si può valutare qualcosa come anomalo quando è l'unica realtà che ci appartiene.
Percorse il tunnel omogeneo di teste capellute rappresentato dal corridoio del vagone dirigendosi all'ultimo posto della fila rimasto libero. Nello scorrere lento tra quei visi anonimi, senza identità, silenziosi, fu attraversato da una fredda sensazione di vuoto, di assenza, di isolamento. Sentiva che si accorgevano di lui, ma erano come assenti, come non avessero anima. Mantenne la vista puntata sulla parete di fondo restando attento alla loro presenza immobile. Notava come qualcuno di loro si limitasse a spostare le pupille nell'angolo dell'occhio per seguirlo con lo sguardo. Avvertì uno stimolo al centro della testa, e si chiese ancora: -Chissà quanti di loro sono tra quelli incontrati ieri..-.


Giornale III millennio -
Esplosione nucleare, oscuramento del cielo, nube tossica di dimensioni fuori controllo - Danno non reversibile - La terra rimane interamente contaminata, le radiazioni assorbite dalla crosta terrestre, le forme di vita spazzate via. O solo semplicemente un aggravamento esponenziale di ogni forma di inquinamento. L'uomo ancora sopravvive a ogni altro essere animato. -

Non era possibile stabilirlo. -Chissà da dove vengono, chi sono..-. Il vagone iniziò la sua frenata, gli individui vestiti perfettamente di bianco si levarono in piedi nello stesso istante che il moto inerziale del treno si spense. C'era un fragore assordante di passi ed un silenzio tombale. Gli impiegati erano tutti incolonnati senza scambiarsi alcuna parola; OLPHY77 aveva come l'impulso di affrettare il passo, si sentiva troppo costretto dalla cadenza uniforme di tutte quelle persone ma nella sua agitazione finì per montare sul tacco della scarpa dell'individuo che lo precedeva. -Oh! Mi scusi- disse quello, voltandosi verso OLPHY77. -Colpa mia- lo esentò lui. In fondo al tunnel che stavano percorrendo vi era una lunga scala nera di larghezza appena sufficiente a contenere le tre file sulle quali gli ominidi erano disposti. Sulla sommità, in fondo ad un altro corridoio terminante con delle porte automatiche, li aspettavano degli altri lettori ottici dove tutti provvidero a far scorrere la tesserina con il marchio dell'azienda, un tondo pieno sovrapposto da una specie di zeta schiacciata obliqua. Appena passata la porta automatica uno ad uno guardarono gli orologi per controllare la puntualità delle loro operazioni. OLPHY77 si chiese che bisogno ci fosse di quel controllo, se tutto era automatizzato, se tutto procedeva per tutti allo stesso modo.
Avvertì ancora un prurito dietro la nuca.
Intanto le file dei primi arrivati raggiungevano gli ascensori più distanti disposti lungo la grande hall dove erano approdati. Questo avrebbe permesso ai secondi arrivati di disporsi davanti ai più vicini di modo che tutti si allineassero ai loro posti nello stesso istante.
Simultaneamente si spalancarono le ante meccaniche al suono di un sibilo. Ogni ascensore completò il suo tragitto di soste in ogni livello lasciando scendere il personale assegnato al settore relativo.
Scese al terzo livello inferiore, il secondo dei quattro verso il profondo della terra. Al primo non scendeva mai nessuno, mentre i più restavano all'interno della capsula di metallo luccicante che li conduceva in basso. -Forse le sale del primo livello saranno più grandi-, pensò grattandosi la testa. Ognuno prese posizione nella propria stanza, al suo terminale. Trovò già collocato sul suo tavolo il plico di fogli da registrare e le richieste di servizi di posta elettronica da espletare. Avrebbe trascorso la sua giornata lì davanti prima di reincanalarsi nel tunnel e tornare alla sua abitazione. L'edificio dove rincasava era uno dei più recenti, difatti si ergeva al di sopra della crosta terrestre. Per raggiungerlo doveva percorrere un tratto fuori dai tunnel sotterranei, alla luce della calotta organica che rivestiva ciò che veniva nominato cielo.
Indossò le bombole dopo averle riempite da uno dei caricatori posti in prossimità dell'uscita. Passò l'ingresso a tenuta d'aria. Di nuovo guardò in alto, gli veniva come spontaneo, come tutte le volte che usciva da lì sotto. Poi diresse gli occhi lontano, quanto potesse, tra le costruzioni bianche, alte, lunghe, sparse sulla radura di polvere uniformemente chiara. Il bagliore che la distesa emanava di riflesso non gli consentiva di distinguere l'orizzonte.
A casa lo attendeva una donna, viveva con lui. Sulla tavola rivestita di una plastica grigio chiaro vi erano già sistemate le pietanze fredde coperte da uno strato di cellophane. Non aveva molta fame, aspettò che gli crescesse sedendosi sulla sedia pranoterapeutica nera. Abbassò un po' la luce della stanza dopo avere acceso il Radio Diffuse Sound switchiato sul programma di rilassamento e distensione. Sul display a schermo digitale lampeggiava la sigla della fabbrica di produzione di quel suono con sotto la sigla che identificava il pezzo da acquistare. Dopo il primo quarto d'ora la testa prese quasi a bruciargli come da una abrasione, e decise di spegnere. Dopo tutto, quel pezzo non riusciva che ad annoiarlo, l'aveva già ascoltato altre volte nei giorni passati e come sottofondo nel tragitto di ritorno del railshuttle.

- La nube tossica, trascinata dai venti, si sta spostando dal continente asiatico verso le americhe. Il governo degli Stati Uniti ha riunito il g7 e i governi delle altre regioni della terra. Verrà garantita la sopravvivenza di una ristretta minoranza di esemplari dagli stati in possesso delle strutture adeguate alla preservazione dell'esistenza in uno stato di emergenza radioattiva. Sarà dato diritto alla salvezza a coloro che renderanno possibile la permanenza in vita del bagaglio tecnologico della nostra civiltà. -


Il giorno seguente, OLPHY era impegnato ad immettere nel computer i dati di una partita di materiale chimico acquistata dalla ditta. Una doppia nota atona segnalò una chiamata al suo telefono personale. Non aveva mai squillato finora, doveva trattarsi di qualcosa di importante.
Rispose impreparato all'apparecchio.
-Ordinanza di servizio – l'operatore assegnato al codice OLPHY77 deve recarsi al livello primo nella stanza 204 per comunicazioni importanti-.
L'omino balzò in piedi di scatto:
– -Ricevuto-. La curiosità si accese insieme ad un po' di apprensione. -Cosa vorranno… e chi…-.
Da quando era stato assegnato a quella fabbrica dall'Organizzazione Centrale con una comunicazione elettronica al suo computer personale non aveva mai visto nessuno. Gli era stato indicato il luogo dove presentarsi, la stanza, con che mezzo avrebbe dovuto arrivarci. Una settimana prima gli era stata consegnata a domicilio la tesserina magnetica ‘Rails', quella ‘Home', e la chiave magnetica per l'accesso al suo ufficio.
Si affrettò verso gli ascensori un po' per curiosità ma soprattutto per disciplina. Non era mai salito al primo livello, certo neanche era stato al quarto, o al secondo per esempio, ma quel suo aver notato che la maggioranza degli individui scendeva agli ultimi gli faceva dedurre che il primo fosse il più importante, il più riservato. Sicuramente lì qualcuno sapeva ciò che stavano facendo lì dentro, qualcuno aveva una idea complessiva di quella architettura. Qualcuno aveva dovuto idearlo.
Un fastidio vicino al dolore gli prese in testa.

L'indicazione luminosa del primo livello si accese accompagnata da un segnale acustico. Le porte si dischiusero lentamente con un movimento scorrevole. OLPHY guardò verso il soffitto, sull'angolo opposto del piano una telecamera lo stava inquadrando.
Si ripeté il doppio segnale atono dell'altoparlante: -L'operatore OLPHY è pregato di dirigersi nel corridoio alla sua destra. La stanza 204 è l'ultima in fondo-. OLPHY eseguì le indicazioni. Il corridoio non era molto lungo, lo percorse fino a raggiungere la porta che era all'estremità davanti a lui. -Entri pure-, la voce uscì da un microfono posto accanto ad un'altra telecamera sulla sommità della entrata. Il pannello si dischiuse lentamente per lasciarlo entrare. Rosso- OLPHY spalancò lo sguardo, poi si coprì gli occhi. Linea cromatica non riconosciuta – -Stia tranquillo signor OLPHY, è tutto sotto controllo-.

- Gli esemplari destinati alla sopravvivenza saranno accompagnati alle rispettive collocazioni. Le funzioni biologiche principali saranno garantite per una durata pari ad un secolo. Le riserve alimentari sono assicurate per garantire la sopravvivenza di 1000 individui per cento anni. La popolazione sopravvissuta al disastro dovrà contribuire al proseguimento della specie attraverso la procreazione. -

OLPHY si scostò lentamente le dita da davanti al viso. La sala molto grande era interamente occupata da un tavolo posto longitudinalmente ad essa. Una serie di individui vestiti di scuro con degli strani fazzoletti appesi al collo erano disposti tutto intorno al tavolo. OLPHY non riusciva neanche a farci caso, era come attratto da quella luce così diversa di quelle poltrone su cui erano seduti gli individui. Era come qualcosa di incandescente, qualcosa che dava quasi piacere ai suoi occhi, che lo lasciava meravigliosamente attratto. -Cosa c'è signor OLPHY, non le piace il colore rosso ?-. OLPHY era come smarrito, continuava a non capire.
- -Cosa è un colore ?- chiese all'individuo che aveva appena parlato.
-Mi sorprende, lei non dovrebbe essere predisposto per la percezione dei colori-.
- -Come?- chiese OLPHY.
- -Non è importante, faccia conto di non aver visto nulla; piuttosto vorrà sapere perché è stato convocato in questa stanza-.
- -Certamente- rispose lui.

-Ssccchhh – COMUNICATO GENERALE. I sensori distribuiti su varie zone dell'emisfero terrestre rilevano una minore sensibilità rispetto alla presenza di elementi radioattivi nell'atmosfera. Le ricerche condotte dal settore scientifico hanno progettato un piano di ristrutturazione esterna e di riorganizzazione delle attività all'esterno del rifugio subatomico. Saranno fornite attrezzature per la sopravvivenza all'esterno, sarà attuato un programma di smaltimento delle radiazioni assorbitesi nella crosta terrestre. -


- -E' molto tempo che lei presta servizio qui, signor OLPHY. Lei fornisce un contributo molto consistente all'azienda, però nessuno fino a questo momento le aveva dato segno di una presenza, o di un controllo…-.
- -Ho sempre pensato a svolgere il mio compito nella migliore maniera possibile, non ho mai provato fastidio per le mie attività, questa era la mia unica attenzione-.
- -… eppure, signor OLPHY, non crederà che nessuno si sia preoccupato di lei, in tutto questo tempo…-
- -Le ho detto, non mi sembra di essermelo mai chiesto-.
- -…in tutto questo tempo noi l'abbiamo osservata, seguita, studiata, abbiamo riscontrato in lei capacità celebrali che non avevamo previsto, voglio dire… superiori alla norma. Per questo lei è stato convocato qui, per incrementare la sua potenzialità in questa azienda-.
- -Tuttavia non capisco come mai, dopo tutto questo tempo…- OLPHY fu interrotto da una forte fitta alla testa, che lo costrinse a un movimento riflesso su di sé, che comunque cercò di dominare.
- -Cosa le succede?, non si sente bene?-
- -Niente grazie, nessun problema, solo un fastidio minimo alla testa, di tanto in tanto…-.
- -Allora, se non le dispiace, veniamo al problema. Dunque, lei fino ad ora ha prestato il suo servizio al terzo livello, il settore dedicato ai rapporti con l'esterno e alla contabilità. Ha svolto le sue funzioni con estrema attenzione e precisione, avendo visione della tipologia di contatti e di scambio che effettuiamo e con quali altre imprese. Forse non avrà però chiara idea di come le materie prime che richiediamo vengano utilizzate-.
- -Esattamente- rispose OLPHY.
- -Lei ogni mattina si sveglia, guarda fuori la strada, esce di casa, cammina su di una terra completamente coperta di bianco, crede che sia un elemento naturale ?-
- -Non so, non ci ho mai pensato, forse, comunque la vista di uno strato così uniforme un po' mi infastidisce, mi rende triste-.
- -Davvero, dunque lei ha delle sensazioni negative a riguardo …
Questo mi stupisce. Può darsi allora che il sapere che questa polvere non è affatto naturale, e che per giunta siamo noi, noi che le diamo da vivere, a produrla, la aiuterà a sopportare questo fastidio -.
- -Forse, ma continuo ad ignorare il motivo per cui solo ora ne vengo messo a conoscenza-.
Gli uomini della direzione si rivolsero uno sguardo, poi l'interlocutore proseguì:
- -Vede, signor OLPHY, il terreno sul quale cresce la nostra città è stato sottoposto ad accurate analisi in seguito a fenomeni verificatisi soprattutto ai danni dei cittadini; è stato scoperto, molto indietro rispetto ad oggi, che le proprietà del sottosuolo nascondevano delle insidie per la salute e la sana sopravvivenza delle persone. La composizione mineraria del sottosuolo contiene proprietà radioattive che dovevano essere neutralizzate per preservare la nostra sopravvivenza come specie-.
OLPHY rimase sbigottito.
- -E noi cosa abbiamo a che fare con tutto questo? Non sarebbe stato più facile spostarsi di qui?-
- -Spostarsi dove, signor OLPHY, noi abbiamo sempre vissuto qui, le nostre case sono qui… fuori di qui, può darsi non ci sia niente-. L'Interlocutore era stato messo alle strette dalla domanda.
- -Insomma, signor OLPHY, le analisi del terreno sono state condotte su una superficie di molti ettari intorno a questa zona, senza che si giungesse a dei risultati che facessero sperare in meglio; la prego di non essere insistente, crede forse che se non si fosse potuto fare diversamente…-
La voce dell'Interlocutore si inasprì notevolmente facendo desistere OLPHY dalle sue domande:
- -Mi perdoni signore, la mia domanda era alquanto sciocca e inopportuna, credo non ci sia bisogno che lei continui-.
- -Bene, vedo che lei comprende, mi faccia terminare adesso, siamo già in ritardo per il pranzo. Dicevo delle radiazioni del terreno; allora, è stata osservata questa malformazione geofisica, abbiamo ritenuto da opportuni calcoli che fosse più idoneo proteggersi da questo inconveniente piuttosto che spostarci dai nostri insediamenti, dalle nostre abitazioni e ricominciare da zero; questo almeno finché non sarà possibile allontanarsi troppo da qui, nelle nostre ricerche-.
- - …e comunque questo è contrario agli interessi della nostra azienda…- continuò OLPHY alterando ancora gli umori dell'Interlocutore.
- -La nostra azienda opera per il bene della comunità, per la salvaguardia e la sopravvivenza di tutti gli individui, non per altro, questo le sia molto chiaro. Ora non mi interrompa più o ritirerò la mia benevolenza a suo riguardo-.

- I CONFERENZA SULLA RICOSTRUZIONE DELLA SPECIE UMANA -

A questo punto, signori, risulta necessario un piano di ricostruzione delle strutture sociologiche dell'umanità. I fondamenti su cui si è sviluppata ed è cresciuta la precedente era si sono rivelati fallaci. Il mondo non ha saputo nutrirsi dei valori su cui era stato costruito, lo stesso sistema dirigente per primo non si è avvalso né reso artefice dei principi su cui per anni si è impiantato il sistema. La mancanza di valori reali ha causato il disorientamento delle masse generando disequilibri interiori a livello di ogni singolo individuo. Nostro compito è evitare che gli errori fatti in passato si rigenerino, creando una società controllata di individui uguali, con una posizione sociale inquadrata e tale da non generare contraddizioni e insoddisfazioni che siano possibili cause di degenerazione.

- -Allora, signor OLPHY, le dicevamo che in base a nostre considerazioni e osservazioni, la sua duttilità e le sue capacità intellettuali si sono rivelate di gran lunga superiori alla norma.
La cosa non ci ha lasciato indifferenti, averla con noi può costituire un grande vantaggio per gli scopi di questa impresa. Da domani lei verrà impiegato in una attività di grande caratura e soprattutto fornirà supporto diretto al compito che intendiamo realizzare. Lei dovrà da oggi fornire il suo contributo alla ricerca chimica di sostanze che migliorino l'assorbimento delle radiazioni provenienti da terra e nocive per la vita umana,
La sua collocazione verrà da domani spostata al secondo livello. Raccolga dunque i suoi oggetti e lasci libera la postazione che le era stata assegnata sino ad oggi. Più tardi le indicheremo dove recarsi domattina. Ora torni alla sua postazione e termini le pratiche che aveva in corso per oggi. Le faccio le mie congratulazioni, arrivederci, signor OLPHY-.
- -Grazie e arrivederci- rispose l'omino.

- A questo proposito – esordì il sacerdote monsignor Ibraham chiedendo la parola – vorrei una volta in più sottolineare il ruolo fondamentale della religione nella vita di ogni individuo. Credo che il primo passo importante per la formazione delle persone sia l'inculcare in esse un profondo senso religioso-.
Le parole furono seguite da un coro di assenzi dai seguaci del monsignore.
-Suggerisco a questo punto un mio personale programma di educazione dei soggetti a partire dal quarto anno di crescita. Punto primo…-
-Un momento – lo interruppe subito il Relatore – prima che continui, vorrei sottolineare il fallimento dei valori religiosi nell'era precedente. Il programma religioso ci risulta inattuabile nella nuova era. I testi sacri sono inadeguati a generare delle credenze sufficientemente radicate da consentire una completa regolamentazione dei comportamenti dell'individuo-. -

- -Propongo di contro una manipolazione più radicale delle popolazioni a venire mantenendo il controllo ad una cerchia ristretta di individui tra i quali non escludo certamente gli intervenuti a questo convegno. A questo proposito mi sono consultato spesso in questi giorni con gli uomini del settore scientifico, in particolar modo al reparto bio-genetico per conoscere le reali possibilità di intervento sugli individui. Lascerei a questo proposito la conduzione del discorso al direttore del dipartimento, lo scienziato prof. Weikichi.-. -

OLPHY uscì dalla stanza accompagnato da uno dei signori seduti attorno all'enorme scrivania. Era piuttosto esterrefatto. Non riusciva a capire, non sapeva di essere in grado, non sapeva cosa gli aspettasse. Sembrava tuttavia qualcosa di positivo. Continuava a chiedersi che cosa sarebbe accaduto da quel giorno in poi, quale sarebbe stata l'attività che avrebbe svolto. Dove l'avrebbero condotto. Chi avrebbe visto. Non poteva che aspettare, non gli restava che aspettare.

Terminò il suo lavoro come gli era stato detto. Attese ancora una mezz'ora che si concludesse il periodo lavorativo della giornata.
Pochi istanti prima sul video del suo pc comparve il pop-up luminoso che lo avvisava della presenza di un nuovo messaggio nella sua casella elettronica. Lo aprì e lesse.
- L'operatore OLPHY77 dovrà recarsi da domattina nelle postazioni del secondo livello presso la cabina 12-.
-Ricevuto-, pensò. Si grattò la testa. Gli parve ancora una volta chiaro come fosse proprio lui, il diretto interessato, a non capire e non sapere nulla di ciò che stava succedendo. Questo lo infastidiva.

-Grazie, la prima cosa che voglio dire quest'oggi è che sono molto orgoglioso di presentarvi questa grande conquista della scienza genetica. Il traguardo che oggi abbiamo raggiunto è il conseguimento di secoli di sforzi da parte di scienziati di diverse nazionalità e generazioni. I primi esperimenti ufficiali di biogenetica sono iniziati attorno all'ormai lontanissimo anno 1980 con gli interventi su alcune specie animali allora esistenti. La ricerca ha poi compiuto un definitivo balzo in avanti con la scoperta della molecola del DNA circa venti anni dopo. Il nostro merito sta solo nell'aver saputo raccogliere e concludere il lavoro che ci è stato lasciato in eredità da chi ha speso la sua vita per raggiungere il risultato che oggi andiamo a coronare. Il nostro cammino è cominciato agli albori del secondo millennio, quando il pianeta era ancora sano e la vita era possibile senza alcuna protezione esterna. Purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di assistere alla vita così com'era sulla terra, anche se ci è stato possibile ammirarlo dai supporti magnetici su cui ne erano state impresse le immagini. Doveva essere davvero magnifico. Ma come in ogni cosa, non possiamo guardarci alle spalle ma lavorare affinché forse un giorno il nostro mondo guarisca e la vita ritorni ad essere possibile su di esso. Ma per fare questo, dobbiamo anche salvaguardare l'integrità del genere umano, controllarne lo sviluppo e la crescita affinché le risorse siano sufficienti per tutti e perché non si perda nuovamente il controllo dell'ordine provocando il ripetersi degli errori che hanno portato alla distruzione della morale e del pianeta stesso. Per questo abbiamo ritenuto opportuno controllare gli individui da prima della loro nascita, imponendo loro determinate caratteristiche genetiche ed eliminando in loro gli elementi che hanno cresciuto da sempre l'infelicità e l'insoddisfazione. Chiedo in proposito l'intervento del sociologo prof. Hauger attraverso il cui apporto abbiamo identificato le cause del malessere degli individui nella società e sulle quali ora lo esorto a delucidarci -.


Secondo livello, stanza 12. Lo stesso viaggio di ogni mattina, lo stesso railshuttle, lo stesso ascensore che ora vedeva svuotarsi di più e lui restare dentro per il tratto di un altro livello. Malgrado la consueta immobilità degli altri passeggeri, i loro vitrei sguardi fissati su un punto sulla parete o sulla nuca dell'altro, OLPHY sentì ancora il bisogno di distaccarsi, di capire perché tutto questo, perché si sentiva addirittura così solo, perché tutti erano così immobili, e di sapere di loro, cosa ci fosse dentro di loro, cosa nascondesse la loro umanità, o dove fosse. La testa gli doleva ancora. Stavolta mosse perfino il capo, si voltò intorno per guardarli, osservava di loro cosa cambiasse, cosa differenziasse almeno il loro aspetto, se qualcosa, nella loro figura, tradisse, indicasse, suggerisse una prerogativa della loro diversa destinazione.
Erano tutti uguali. Uguali a sé stesso, uguali tra loro, uguali a tutti gli altri visti da sempre attorno a sé. Del resto, anche in lui non doveva essere cambiato niente. Perfino lo stesso vestito bianco, la stessa giacca indosso marchiata sul colletto da quella strana sigla, ISO999.
Passò la sua targhetta nella serratura magnetica e la porta senza maniglie diede uno scatto socchiudendosi leggermente. Dentro, la stanza era molto scura; passò i polpastrelli sull'interruttore digitale, accendendo la luce al neon situata sul perimetro del soffitto. Sul lato opposto della stanza troneggiava la sua nuova postazione di lavoro. Ma non assomigliava assolutamente alla scrivania con monitor e tastiera che aveva avuto sino ad ora in dotazione; era più simile a un grosso bancone nero sulla quale sovrastava uno strano meccanismo di metallo. Sopra il piano del tavolo erano pronte una pila di schede su cui avrebbe dovuto registrare i risultati delle sue osservazioni.
Gli venne spiegato il suo compito. Avrebbe ricevuto ogni mattina delle sostanze, le avrebbe caricate nell'analizzatore, registratene le proprietà, le caratteristiche, sottopostele a dei test, in alcuni casi combinandole. Sui fascicoli erano già documentate le tipologie di attività del giorno. OLPHY fu messo subito al lavoro.

La luce alogena e il Radio Diffuse Sound programmati sull'ora sesta lo svegliarono che di fuori era ancora buio. Indossò i suoi vestiti, prese il contenitore a sfere di ossigeno e lo caricò dietro le spalle. Si accostò il respiratore al viso quindi usò la tessera ‘Home' per uscire dal doppio pannello a tenuta stagna dell'ingresso dell' edificio dove risiedeva.
L'ordinanza di lavoro per quel giorno prevedeva la rilevazione mineraria sul territorio esterno.
Tutto il personale del secondo livello uscì dalle proprie cabine dieci frazioni prima dell'ora ottava per trovarsi nella sala centrale da dove partivano gli ascensori. L'altoparlante suonò la doppia nota atona prima di avvisare gli ominidi: -Il personale interessato al settore di ricerca radunato nella hall principale deve indirizzarsi verso l'uscita 5-.
Si aprì la porta automatica corrispondente, disposti in fila tutti si incanalarono sulla guida meccanica che scendeva al bordo del tubolare di protezione dentro cui scorreva la navicella. Dopo una sola frazione i vagoni arrivarono fermandosi con le porte automatiche in corrispondenza dei varchi del tubo. Tutti presero posto, il treno si mosse dopo un sibilo di avvertimento. Il tragitto durò molto più di quelli di ogni mattina. Dovevano evidentemente essere trasportati in una zona fuori del centro abitato. Arrivarono a destinazione dopo 25 frazioni. La stazione dove furono fatti scendere era del tutto somigliante a quella da dove erano partiti. In cima alla scala mobile lungo la quale furono diretti dalle indicazioni del megafono vi era uno slargo solo parzialmente ricoperto da un controsoffitto. Dalle parti non rivestite si intravedevano pareti irregolari di colore scuro. -Quel materiale deve essere il minerale che esaminiamo nei nostri laboratori, la roccia-, pensò OLPHY. Vi era del personale ad aspettare gli ominidi. Furono accompagnati ognuno al proprio punto di osservazione. Dentro un mobiletto posto nell'antro a lui assegnato trovò l'attrezzatura per i suoi rilevamenti. Vi era un casco munito di luce, uno strumento di una lega molto compatta per grattare dei campioni, una strumentazione portatile per esaminare la composizione mineraria. Quello era un primo esame per selezionare le rocce prima di passarle ad analisi più accurate in azienda.

Dopo l'intervallo dell'ora dodicesima per la consumazione del pasto giornaliero, gli ominidi si posizionarono ognuno nella sua cabina di riposo. I portelloni si chiusero ermeticamente e i bocchettoni lasciarono uscire due sfere di gas soporifero. Gli ominidi furono addormentati per otto frazioni, passate le quali le emissioni di gas funzionale ad aggiunta di ossigeno li riportò in stato di coscienza. La pillola riattivante rotolò giù dall'apposita fenditura. Le cabine si aprirono simultaneamente.
-Gli operatori sono pregati di tornare ai loro punti di osservazione- – comandò l'altoparlante.
Gli ominidi seguirono meccanicamente le indicazioni verso le postazioni. Il percorso attraversava una serie di corridoi scavati nella roccia uniti da delle piazzole. Su quella centrale, dove erano arrivati dal tragitto dello shuttle, erano disposte molte porte da una delle quali si intravedeva un chiarore riflesso sulla superficie nera della roccia.
OLPHY era disposto per ultimo sulla fila degli ominidi. Aveva notato quel riflesso di luce diversa appena acceduto nella sala quella stessa mattina. La porta era senza serrature né lettori ottici, si aprì non appena OLPHY gli si parò di fronte.
Una lunga galleria di fronte a lui conduceva ad una luce in fondo, un bagliore molto forte diverso, più caldo, perfino di quello che si trovava all'esterno. Un ultima porta lo divideva da quella strana luce, un cartello su di un lato di essa portava una scritta di cui OLPHY non conosceva il significato. Passò la mano sull'interruttore digitale di apertura della porta.
Una sensazione di meraviglia lo travolse. Subito si coprì gli occhi con le mani, il tepore splendido di un bagliore caldo baciò la superficie della sua pelle, la luce che filtrava al volto dalla serratura delle dita portate al volto gli scaldò il viso che non capendo, era stato pronto a coprire. Tolse lentamente le mani dalla faccia. Quella luce aveva un calore, quasi una umanità. Davanti a sé un lungo corridoio di vetro e specchi era avvolto di radiazioni provenienti dal fondo.
OLPHY si diresse all'origine del mistero; gli sembrava di impazzire, abbarbagliato dalla confusione dei suoi centri nervosi, il dolore crescente in testa, quella luce abbacinante alla quale i suoi occhi non riuscivano ad educarsi. Gli cedettero le gambe, dondolava da una parte all'altra del corridoio, sbandò, cercò sostegno appoggiandosi sulla parete di vetro, una fitta bruciante attraversò i circuiti sensoriali del suo braccio e lo costrinse a tirar via la mano per non bruciarsi.
Riuscì a raggiungere il fondo, con la fronte aggrottata, le mani a farsi ombra sullo sguardo arrivò a vedere. Sensazioni di meraviglia, Verde - Linea cromatica non riconosciuta – ccch – Azzurro – linea cromatica non riconosciuta.

-Grazie, grazie a tutti, grazie anche a lei signor Weichichi; verrò subito al dunque cercando di essere molto esaustivo e chiaro. Il punto che abbiamo tenuto a focalizzare come problema fondamentale del malessere umano è l'infelicità, l'infelicità dovuta all'insoddisfazione, fenomeni che hanno generato malattie psicologiche come la depressione, lo stress e l'apatia. Abbiamo pensato che la fonte principale dell'insicurezza e dell'insoddisfazione umana sia stata esasperata nel corso del II millennio dalla esagerata estremizzazione del senso estetico inteso nel suo significato più povero e volgare. Il culto dell'immagine ha spinto all'emulazione gli individui, al rifiuto verso il proprio aspetto facilmente degenerato in più preoccupanti sintomi di diniego verso tutta la persona; di conseguenza, abbiamo creduto fosse prioritario eliminare questo primo fattore di infelicità intervenendo biogeneticamente sulla fisiognomica degli elementi rendendoli similari l'uno all'altro. In questo modo non causeremo che il singolo si senta brutto confrontandosi con un suo simile, né tantomeno superiore; neppure egli dovrà guardare modelli di bellezza sui cartelloni per le strade o nelle immagini televisive per acquistare un prodotto che lo illuda di essere migliore. Per questo la manipolazione interverrà anche su caratteristiche non strettamente somatiche come altezza, magrezza, stazza, insomma creeremo uno stereotipo in riferimento al quale impronteremo tutti i soggetti -.



Davanti ad OLPHY si estendeva una distesa di oggetti di forme mai viste, una vasta distesa di qualcosa come liquido, che non doveva però essere acqua, non era trasparente, OLPHY non capiva, non capiva cosa rivestisse quelle alture, cosa fossero quegli oggetti dalle sagome più strane, stranamente così fermi, ma come proprietari di una loro stessa vita. Sulla sovrastante sommità di vetro, i bagliori provenienti dal generatore di quella luce non gli consentivano di scorgere la calotta del cielo esterno.
Improvvisamente una mano si posò sulla sua spalla: -Ciao, OLPHY, ti stavo aspettando-, l'omino si voltò di scatto costretto di nuovo alla sorpresa. Era una creatura umana, ma diversa da lui: meno alta, di corporatura non snella, con una folta peluria argentea in volto. Indossava un camice bianco e gli sorrideva. Aveva un aspetto diverso da tutti gli altri, anche da sé stesso. -Chi è lei?-, chiese OLPHY d'istinto.
-Sono tuo padre- rispose l'uomo con la barba.

-Ma tutto questo è pazzesco!!!- – urlò il monsignor Ibraham scattando all'impiedi. -Voi non potete farlo, è terribile; Dio ci punirà tutti! Come credete di poter risolvere tutto con questo, come potete credere che l'umanità delle persone possa sopportare di non riconoscersi tra gli altri suoi simili, di non mantenere una sua identità singola?-
-Non avevamo concluso infatti, padre- – ribattè subito il prof. Weikichi
-Abbiamo pensato anche a questo-.
-Certamente- continuò il prof. Hauger. -Non metterà per caso in dubbio la mia competenza di sociologo. psicologo e conoscitore dei processi umani…-.
-Io metto in dubbio la vostra umanità, professore, e soprattutto quella del sig. Weikichi-.
-Per favore, padre, non continui con le sue prediche, e non sia offensivo; qui ci troviamo in una situazione estrema, non siamo più nel vostro Eden che Dio ha impiegato sei giorni a creare, si guardi un po' intorno, dia un occhiata ai nostri monitor esterni, si rende conto di dove dovranno vivere questi umani?-.
-Ma tutto questo cosa c'entra con la manomissione fisica degli individui? Bisognerebbe piuttosto intervenire sul loro pensiero, aiutare la gente ad accettare l'esistenza lì fuori, o dentro questa città sotterranea, se non potessimo più uscire-.
-Lei ha perfettamente ragione padre, infatti è proprio parlandole di questo che intendevo proseguire- – rispose Weichichi – - il nostro intervento non si limiterà all'aspetto esteriore, non avrebbe senso, forse, non in un contesto simile…-
-Siete pazzi? OH mio dio, cosa volete fare ancora?- – il monsignore prese quasi istericamente a ripetersi addosso il segno della croce stringendo nella mano un rosario.

- -Mio padre, che significa ?, non credo di capire…- – il tono di OLPHY era sentitamente enfatico. -Vuol dire che ti ho creato io-. -Cosa, cosa vuol dire? E cos'è tutto questo che tenete qui? Perché non l'ho mai visto prima? Perché non riesco a parlare con nessuno?-.
- -Calmati OLPHY, stai tranquillo, io ti voglio bene, sono affezionato a te, non essere così agitato…-.
- -Ma che vogliono dire queste parole, io non la ho mai vista, io non ho mai visto qualcuno che sia diverso da me, e poi non parlo quasi con nessuno, cosa vuole lei qui, perché mi stava aspettando, come facevate a sapere che sarei entrato qui? la prego mi spieghi…-.
- -E' giusto, è ora che tu sappia, OLPHY. Ti spiegherò tutto, come tu desideri. Sapevo, io solo sapevo, che saresti venuto qui perché io ti ci ho condotto, perché io solo so che tu hai la capacità del pensiero-.
- -Cosa dice? perché io, gli altri no? Cosa sono io rispetto a tutti loro?-
- -Tu sei un ominide, esattamente come lo sono loro; ma tu hai un qualcosa che ti distingue, tu hai il pensiero… Cominciamo dal principio, ti porterò con me per farti capire, per renderti reale tutto quello che a sentirlo ti sembrerebbe solamente assurdo, una pura immaginazione di una fantasia distorta-. Il vecchio lo condusse da una porta sul perimetro del muro su una navicella che portava la scritta History. Percorsero un tunnel allo scoperto. OLPHY guardò fuori intorno a lui. In terra non vide la polvere bianca, ma il terreno era egualmente secco, brullo e inaridito. Appariva come bruciato.
- -Dove ci troviamo qui? E' questa la zona che mi hanno detto, dove la nostra azienda non è arrivata con le ricerche?-.
- -Vedi OLPHY, un tempo qui non era tutto così, ci è diventato. Un tempo in queste zone, e dovunque qui, su questo pianeta chiamato terra che è molto più vasto della nostra città, era tutto ricoperto di quegli elementi che hai visto all'interno della serra. Quella è vegetazione, voglio dire… organismi. Vita. Tutto ciò che di biologico è rimasto oltre l'uomo. Questo dopo…-
- -Dopo che cosa? Vuoi dire che ovunque era ricoperto di quelle cose meravigliose, che cos'era quella superficie liquida, perché i miei occhi non hanno sostenuto quello che guardavo, perché non avevo mai visto niente con quei riflessi così belli?-
- -I colori vuoi dire?-.
- -Credo di si-.
- -Voi ominidi non siete stati tarati per cogliere i colori, tanto il vostro mondo è organizzato in modo da non averne-.
- -Perché parli sempre di ominidi, da chi siamo diversi, perché ci chiami cosi, cosa sottintende questa classificazione?-
- -Ti dicevo OLPHY, un tempo qui era tutto differente, anche gli abitanti, ognuno diverso dagli altri, e con degli scenari meravigliosi, come quel liquido colorato, sai è buffo che tu me lo abbia chiesto, ma è sempre acqua, è la sua profondità a dargli quel colore. Fantastico vero?, Purtroppo ora tutto questo non c'è più, è andato tutto distrutto, tranne quel poco che siamo riusciti a salvaguardare, o a ricreare artificialmente, come noi stessi: ci siamo salvati e ricreati, in alcuni casi artificialmente, come nel caso di voi ominidi-.
- -Ma in che senso dici che siamo artificiali? E che cos'è che ha distrutto tutto?-.
- -Gli uomini, gli uomini si sono autodistrutti. La pigrizia non gli ha consentito di salvaguardarsi, hanno rischiato la loro condizione per conservare la loro comodità, senza peraltro regalarsi un'esistenza felice; l'essere umano si è rovinato con le proprie mani, scaricando la propria violenza, la propria frustrazione, la sua ambizione contro gli altri, producendo la peggiore sua invenzione, la guerra.
Sono diverse le cause che hanno portato alla morte il pianeta, ma la dispersione di energia atomico nucleare e il suo uso di alcuni stati contro altri ha disperso nell'aria e nella terra radiazioni che hanno contaminato tutte le forme di vita, estinguendole. Guarda- – gli indicò – -quelle sono le tracce umane sopravvissute alla distruzione, le tracce più esemplari di passate ere della evoluzione umana-.
OLPHY si voltò verso il punto dove il padre gli indicava. Vide un grosso edificio circolare a tre strutture di archi sovrapposte, tagliata per metà del perimetro. All'interno si intuiva un altro cerchio in roccia a due serie di archi.
- -Cosa vuol dire PIVS VII?- chiese OLPHY.
- -E' il nome di una specie di capo che esisteva in quella civiltà, un imperatore delle coscienze, diciamo un predicatore. Aveva molto potere allora, soggiogava le masse facendo leva sulle loro speranze e sulle loro paure, parlando di cose soprannaturali catturava l'attenzione di tutti gli infelici; il suo potere non era conquistato con la forza, era la stessa gente che glie lo attribuiva-.
- -Una specie di stregone?-.
- -Una specie. Ma non faceva magie-.
- -Come fai a sapere queste cose?-
- -Bè, da quelle civiltà a noi c'è stata soluzione di continuità, la storia è il grande bagaglio culturale tramandato dall'umanità nel corso dei secoli-.
OLPHY si voltò ancora un attimo ad ammirare la costruzione mentre la navicella si allontanava.
- -PIVS VII, è un nome strano, quasi illeggibile, non trova?-.
- -Credo che ci fosse una maniera particolare di leggerlo, comunque è un nome fittizio, una specie di codice con cui identificavano gli stregoni, un nome chiave, un po' come il tuo-.
- -Vuoi dire che OLPHY non è il mio vero nome? Non ne conosco altri…-.
- -No, non ne hai di altri, d'altronde un qualsiasi nome è già un codice di per sé; voglio dire che OLPHY77 è un identificativo sequenziale calcolato, composto da cinque lettere e due numeri. Esiste un OLPHY76 come un OMPHY23; è calcolato, capisci? Esiste un calcolatore che ricava all'atto della nascita il codice leggibile immediatamente successivo, e lo assegna all'ominide-.
- -Non riesco a capire, come avviene la nascita? io non ricordo tutto questo…-
- -Per voi ominidi, chimicamente. Ti dicevo, OLPHY, l'uomo ha inventato la guerra, ha inventato molte cose che hanno distrutto la terra; la terra un tempo era bellissima, ora è così come tu la vedi. E' terribile, lo so, ma noi non avevamo altra scelta che sopravvivere. Una scelta dovuta di chi è stato preservato dalla distruzione totale. Gli individui rimasti hanno dovuto creare una nuova società, una società necessariamente diversa da quella esistente un tempo, dovevano creare delle basi differenti. Se l'uomo è riuscito ad annientarsi ed annientare quando la terra era meravigliosa, il rischio sarebbe sicuramente stato maggiore in un mondo arido e spoglio. Dovevano limitare i rischi dovuti alla repressione, all'insoddisfazione, alla natura violenta degli istinti umani. Dovevano salvaguardare la società dal caos. Hanno scelto di intervenire sui soggetti, invece di ricorrere ad organizzazioni armate di polizia. Hanno voluto creare individui prototipo facilmente controllabili, con caratteristiche limitate, che non si accorgessero di quello che sono, di quanto terribile fosse la realtà a loro circostante; per fare questo è stato istituito uno staff di scienziati che mettessero insieme le loro energie per riuscire a concretizzare questo progetto. E' così che sono stati clonati tutti gli ominidi che vedi attorno a te, una massa di unità uguali dalle facoltà celebrali controllate che costituissero una società perfetta, regolata, come da millenni il sistema ha sempre cercato di istituire. Gli uomini normali non sono come voi, hanno sembianze l'una differente dall'altra, come me per esempio, gli uomini nascono diversamente, si moltiplicano tra loro, non vengono generati in contenitori amniotici, ma si sviluppano dentro i corpi delle donne, e poi hanno facoltà di pensiero, provano dei sentimenti, fanno dei ragionamenti… gli ominidi attorno a te non sono capaci di tutto questo, svolgono i loro compiti meccanicamente, senza piena coscienza di loro stessi. Un po' come le specie animali presenti sulla terra un tempo, ma già, tu non sai neanche di cosa sto parlando-.
OLPHY era smarrito da quelle parole, la impressionante rivelazione della sua natura.
- -Ecco il motivo di tutto ciò che mi sono sempre chiesto, ecco perché tutto mi sembra da sempre così assurdo, semplicemente perché lo è…-
- -Già, ma l'assurdo qui non è sinonimo di impossibile; l'assurdo è il capiente foro situato in fondo all'enorme imbuto dell'evoluzione umana-.
- -Ma allora perché parli degli ominidi a volte come fossero altri, non sono anch'io uno di loro? Perché sono qui ora, perché sono entrato in quel corridoio, perché riesco a pensare queste parole? Perché mi stai spiegando tutto questo? Perché hai detto di essere mio padre?-

-…agiremo sul DNA degli individui controllando le loro funzioni cerebrali. Clonando i tessuti cerebrali di soggetti con determinate doti
cercheremo di creare individui perfettamente idonei alle loro competenze. Gli elementi non dovranno sprecare tempo ed energia a comprendere le loro attitudini per indirizzare il proprio cammino.
Manterremo congelate tutte le capacità artistiche, esse non verranno trapiantate negli individui per evitare distrazioni e disallineamenti.
Creeremo degli uomini che non saranno in grado di giudicare disperata la loro condizione, stupidamente soddisfatti di quello che gli viene dato in pasto. Persone che non saranno in grado di chiedersi l'origine di tutto questo, che si muoveranno in questa nuova società senza capire, senza protestare, senza sapere, ma comunque contenti, soddisfatti, ligi alla loro missione di semplici esseri viventi-.
-Pazzi! Siete dei pazzi! Tutto questo è terribile- – urlò il monsignore gettandosi in ginocchio a terra con le mani in viso. -Saremo maledetti, maledetti per sempre… il gene della nostra razza verrà perduto-.
-Non si preoccupi padre, avrà sempre a disposizione la sua cerchia di individui e fedeli costituiti dai presenti, dai loro familiari, e da tutti i sopravvissuti alla catastrofe per le sue prediche domenicali-.
-Voi non capite, non potete, qui si compie la maledizione dell'uomo, il verificarsi del vero messaggio della Genesi, la condanna finale dell'essere umano che ha voluto elevarsi alla potenza di Dio, che ha creduto di poter essere come Lui, di avere il potere di vita e di morte, e di poter creare la vita a suo discernimento. Io, io non posso dire più niente, vi prego, risparmiateci…'.

- -E' vero OLPHY, per te il discorso è differente, per te non vale tutto quello che ho detto fino ad adesso, a meno di ciò che riguarda la tua nascita. Devi sapere che io faccio parte dello staff chimico – biogenetico, sono assegnato ai reparti di clonazione, e partecipo alla ricerca in questo senso. In fondo è un lavoro come un altro, come il tuo, a volte meccanico. Creare un individuo uguale all'altro, seguirne la crescita biologica fino alla nascita, alla presa di coscienza e al rilascio nella società, a volte mi sembra un po' demotivante, meccanico, mi annoia, ecco; mentre lavoravo alla tua clonazione ho voluto sperimentare qualcosa di nuovo, ho voluto darti facoltà più umane, una intelligenza, dei sentimenti, la capacità di elaborare ragionamenti di una certa complessità. E' per questo che mi sento tuo padre, perché ti ho dato una coscienza tua, la possibilità di arrivare a capire tutto questo. Ma, cosa ti succede, OLPHY, stai bene?-.
OLPHY era in ginocchio a terra, dentro la navicella. I suoi occhi pieni di lacrime, senza che neanche sapesse che gli stava succedendo. Guardava suo padre con gli occhi sgranati di odio, stupore, rabbia.
Il suo creatore non capiva, lo guardava incredulo, perché in effetti lui, lo scienziato, il genio, colui che osa nel conoscere, che immola ogni umana decenza, l'umano limite bigotto imposto dall'ignoranza della tradizione morale, lui aveva aggiunto col suo ardire un'altra conquista al cammino della sua bramosa scienza. Ora lui si attendeva riconoscenza, sorpresa, meraviglia, dalla sua creatura. La fierezza di aver partecipato al miracolo di una anima artificiale, la gratitudine per essere stato scelto nell'aver concesso quel grado di coscienza, il pensiero, il sentimento.
Rimanere in mezzo tra chi è un uomo e chi un ominide. Non avere eguali, dei simili. Restare nel dubbio di una spiegazione, nell'incognita dell'esistenza e della sua ragione, averla svelata poi in un momento, conoscere il proprio limite, temporale e spirituale. Il proprio destino gli era stato svelato nella sua cruda, scarna, concretezza. Il senso della sua presenza in quel mondo, era privo di significato. Il suo, forse, non quello degli altri uomini scienziati nascosti chissà dove nel loro alveo artificiale; uomini che non aveva mai visto.. Loro forse avevano ancora la suggestione di una spiegazione alla loro esistenza, un segreto da svelare, un principio, un origine, una metafisica. Gli uomini potevano avere un dio, il dio di lui erano gli uomini. Di lui e di tutti gli altri ominidi.Non c'era ragione peggiore.
Non aveva alcuno con cui poter condividere un pensiero, non gli sarebbero bastati alla sopravvivenza il piacere di un pasto liofilizzato, l'ascolto dell'RDS sulla sua poltrona terapeutica, il godimento dato dai mugolii della sua donna, del movimento sinuoso del suo corpo grafico mentre la faceva godere. Ora lo avrebbe terrorizzato quella aridità con cui lei smontava da sopra di lui per poi provvedere a rivestirsi senza nemmeno una parola.
Nessuna consumazione sarebbe bastata a sé stessa. Sentiva anzi in quel momento di non averne più desiderio. A dire il vero sentiva solo il dominio di un vortice sui suoi pensieri.
Avrebbe dovuto trovare il capo del filo, avrebbe dovuto ricominciare. Doveva accettare la rivelazione, poi doveva capire che trovare un modo per ricominciare sarebbe servito solo a lui. Ma forse non ne aveva la forza, non ne aveva la razionalità sufficiente. Aveva dalla sua piccoli sentimenti, brevi ragionamenti, piccoli interrogativi e nient'altro che un universo in provetta dove appendersi.
Forse il significato e l'espressione dell'esistenza di tutti gli esseri è proporzionato alla loro capacità di autocoscienza, come individui e come specie. In OLPHY questo equilibrio era stato spezzato.
Intanto la navicella history continuava a scorrere sui suoi binari.
Davanti ai due scorrevano costruzioni giganti alte come torri in ferro, giganti di roccia seduti con strani copricapi sulla testa, edifici a piramide a gradini, immagini di una donna in abiti celesti e bianchi con un bimbo in braccio. E tutti i simboli e le tracce delle antiche civiltà vissute come modelli trascorsi di una forma di perfezione, come meraviglie lasciate da popolazioni e da individui immensamente capaci, che avevano lasciato le loro ammirabili tracce al futuro. Tutte li splendide, scorrevano davanti ad OLPHY estasiandolo della loro bellezza; dentro di loro, nascosti, i segreti delle civiltà che li avevano prodotti, quello che la storia non racconta o racconta male, gli orrori, le ingiustizie, le assurdità di quelle società. I limiti e i soprusi vissuti da milioni e milioni di umani ominidi nascosti dietro un'apparenza di splendore.
(ottobre '02)