L'ultimo Tasmaniano

Gli abitanti di Orixia, pianeta della costellazione Beltegius, sono stati cancellati dall' esistenza nell'Universo fisico. Un genocidio di ottocento milioni di abitanti. Così accertano le stime negli archivi storici. A perpetuare il più eclatante massacro della loro storia, è stata l'umanità di cui io faccio parte. E'accaduto fra diecimila anni. La più grave colpa degli Orixiani, consiste nel non avere condotti lacrimali, oltre a immense risorse petrolifere e minerarie e un clima adatto ad accogliere due miliardi di indesiderabili e superflui. Vallate che ricordano antichi Paradisi perduti, un'eterna Primavera…Ma anche animali selvaggi degni della nostra virile fama di cacciatori insaziabili, come la tigre – camaleonte, che generò l'incidente diplomatico, il casus belli. Ma non fu una guerra, perché la civiltà degli Orixiani non aveva prodotto armi, e la loro era una tecnologia improbabile ai nostri occhi, nell'assoluto rispetto dell'ecosistema; non avevano, come noi, bombe intelligenti, non avevano neppure bombe stupide, per difendersi, solo il silenzio e il Canto. Perché gli Orixiani comunicano telepaticamente e le loro corde vocali sono da tempo immemorabile, accordate a canti melodiosi, che ricordano la nostra infanzia e quella di tutti i pianeti abitati dell'Universo.
Ma gli Orixiani non potevano piangere, non potevano unirsi al cordoglio della delegazione terrestre, che celebrava la morte imperitura di un attempato Buffalo Bill di “ Fra Diecimila Anni”, morto da idiota, in una battuta di caccia, sbranato da una belva formidabile, che non si sarebbe mai sognata di aggiungere la carne dolciastra dell' Homo sapiens, alla sua dieta onnivora, se non fosse stata braccata con tanto accanimento, dai cani mutanti.
La battuta di caccia funesta, diventa l'encomio dell'eroe, del grande patriota e pioniere interstellare. Silenzio marziale e lacrime perfette e compassate, mentre tutto intorno gli Orixiani, intonavano dolci e luminosi canti, danzando in una festa ilare, per loro la morte è un viaggio nella Luce e non una perdita.
Si dichiarò di avere prove certe di complotti terroristici ai danni della colonia terrestre. La tigre – camaleonte, era stata addestrata grazie alla capacità telepatica degli Orixiani, il sottosuolo celava armi ad alto potenziale distruttivo, la nostra civiltà era considerata barbara e crudele… E ora, tra diecimila anni, possediamo un nuovo pianeta da violare, e li abbiamo uccisi così in fretta, che di loro ci rimane un ologramma mesto e attonito, l'ultimo Orixiano…

Ma tutto questo è accaduto fra diecimila anni. Ed io, nel presagio della mia solitudine, fisso una fotografia d'epoca in una enciclopedia, alla voce Tasmania. L'ultimo Tasmaniano  mi guarda ed è un mio fratello, anche lui conosce il massacro degli Orixiani, fra diecimila anni.
E il suo sguardo, che si perde enigmatico, conosce  la mia sorte, la solitudine che ci accomuna, nella mia vita in una  Riserva metropolitana. Mentre io non sapevo nulla degli aborigeni tasmaniani. Non sapevo delle battute di caccia dei coloni bianchi, a caccia di indigeni come di  conigli. E non sapevo della resistenza eroica del valoroso Capo Mosquito, e della morte di alcool e malattia dei superstiti nelle riserve. Non sono state tratte falsate leggende di Tasmaniani cattivi, armati di lance, contro i  valorosi Pionieri dell'ultima frontiera, un genocidio non alla moda, e forse il Silenzio è il  più rispettoso.
E  quello sguardo, è simile a tanti altri sguardi, del passato e del futuro, di uomini, donne e bambini, strappati alla vita, perché esistevano, o perché non avevano condotti lacrimali. Uno sguardo incredulo :  Non sono qui a farmi ritrarre come ultimo del mio popolo, dagherrotipo per i posteri, sono felice, felice nel mio clan a cacciare, è un sogno, un'illusione, non può essere vero…
No, non può essere vero. Sicuramente in un Altrove, è dimostrato empiricamente, che siamo preda di un sogno funesto. Viviamo tutti in un Sogno che ci ha partoriti increduli e a quel Sogno torneremo.