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A volte lui ti picchia: schiaffi, soprattutto schiaffi.

Gli piace schiaffeggiarti ora di piatto, ora nei momenti davvero cattivi, con il  dorso della mano.

Il manrovescio fa male.

Ma non esagera mai, al limite ti resta solo un piccolo livido.

Obiettivamente uno schiaffo è cosa da poco e  tu stai diventando obiettiva.

Certo, il  tuo orgoglio naufraga in un mare di umiliazione, ma quale orgoglio, via, siamo seri,

tu non ne ha più.

Dici che ti schiaffeggia non per sadismo, ma per una forma bizzarra di intimità, di familiarità.

So bene che non lo permetteresti a nessun altro.

Lui ha l’esclusiva.

E non ti proteggi neppure.

Nella  tua umiliazione arrivi ad accettare tutto, anche la violenza fisica.

Perché ti viene  da lui e  tu lo ami.


-Ma esiste amore quando  volontariamente, ogni giorno, si  calpesta la propria dignità di donna,  dimenticando con coscienza di avere un’anima, un cervello pensante?-


Ora sei lì,  ad aspettare una sua telefonata, oppure il rumore dell’auto in fondo al viale.

Non riesci  a pensare ad altro che al suo corpo, alla sua bocca dentro alla tua, al suo sesso, che ti è diventato indispensabile come l’aria che respiri.

Non so che cosa sia peggio, se il desiderio oppure  il non-desiderio, la lotta che combatti invano per non volerlo più e allontanarlo da te per sempre.

L’uno e l’altro ti distruggono, ti bruciano, riducendoti  in cenere.

I nazisti non avrebbero saputo inventare un forno crematorio più efficace.

Lui è il  tuo autodafé, la  tua ossessione, l’amata droga da cui dipendi completamente.

Gli amici ti invitano a lasciarlo: hanno ragioni da vendere.

Ma non serve perché quello che tu provi per lui quando ti versa menzogne nell’orecchio e seme nel ventre non ha niente a che fare con la ragione.


-Chi può credere a questa  specie di amore che è degradazione e dipendenza?

Forse solo chi ne ha provato il fuoco e si è bruciato a quella fiamma, restando con la pelle secca e piagata come quella dei martiri del medioevo-


Eppure sei un’abile donna d’affari, una che si aggira nei meandri del mercato azionario con notevole abilità.

Ma  questa sicurezza  ti rende ancora più vulnerabile.

Perché più dura sei nel lavoro, più  diventi accondiscendente vicino a lui, quando il solo pensiero  delle sue mani e del suo corpo dentro  al tuo  ti riduce in cenere.

Detto questo, che cosa  vuoi che contino qualche manrovescio o un labbro  tagliato e sanguinante, oppuredei piccoli lividi...

Forse avresti  potuto trovare un rimedio efficace alla  tua dipendenza amorosa se fossi vissuta al tempo in cui  dalla mandragora strappata di notte ai piedi dei patiboli si ricavavano magici filtri.

Chissà...


-Chi può descrivere il desiderio quando è così caldo, così corposo, così urgente?

Le parole non lo sfiorano neppure.

Solo la musica può renderne l’intensità crescente, il vigore, il calore, la vibrazione-


Una volta hai cercato di  trasferir sulla tela questa tua specie di amore ( sei una discreta pittrice dilettante).

Era  un sole enorme con il centro di un infuocato arancione e onde di rosso e lavanda

tutt’attorno.

Quelle onde rosse e lavanda ora sono dentro di te, mentre immagini le sue mani sui glutei, poi tra le cosce, fino a che trovano il punto setoso dove diventi oro liquido.

E’a quest’oro che non  puoi rinunciare, qualunque sia il suo prezzo.

Ecco, ti accendi  l’ennesima sigaretta e  ti versi un bicchiere di vino rosso.

A volte funziona.

A volte lui riesce ad arrivare qui prima che ti sia scolata tutta la bottiglia e fumata un intero pacchetto di Malboro.

Ma non è detto.





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