Un ultimo sguardo che mi consentisse di verificare che tutti i tasselli fossero stati sistemati per completare il puzzle e trilla il campanello. Aveva un papillon di seta nero Ludovic con due occhi cerulei che si abbinavano con la camicia.
"sei il benvenuto" dissi ed entro', sfiorandomi le guance con le sue labbra carnose. Lo aveva colpito il vestito dell'ultima collezione nightwear che uso di solito per le cene intime. Era un Deziree Gown And Bustle Black, con merletto e decolté, chiuso dietro, opulento, elegante e virtuoso. Me lo aveva proposto il commesso come vestito per cockctail privati ed intimi, chi lo acquistava era una donna sensuale, che voleva comunicare con il corpo, che allegoricamente cercava di far cogliere significati nascoti nelle serate che si sarebbero concluse con puntini di sospensione.
Avevo anche un paio di Emules nere che avevo appositamente selezionato dal guardaroba e che io adoro, non avrei potuto calzare un qualcosa di diverso, anche se Ludovic non era molto piu' alto di me.
Riusci', sorretta dal suo braccio destro,a rimettermi in piedi dopo essere rimasta accoccolata per qualche istante sul suo corpo, per effetto della mezza piroette che mi aveva fatto fare, per baciarmi la fronte. Mi chiese come si chiamasse il profumo che avevo usato e mi fece notare che Candy stava riscoutendo molto successo nel mercato e che per questo era stato molto copiato anche da distributori che si rivolgevano ad una clientela non obbligatoriamente holliwoodiana.
Credevo mi facesse un complimento solo ed esclusivalente per il Deziree, invece aprezzo' anche il merletto con cui erano fatti reggicalze e reggiseno."spero non risulti volgare" gli dissi, e lui mi fece notare che il binomio nero-grigio calzava benissimo e che il raso grigio del reggiseno, che traspariva dal merletto intarsiato, era molto sensuale.
Ci accomodammo sul divano che si trova nell'angolo destro della sala da pranzo, sul cui tavolino avevo precedentemente preparato due calici di rosso Es 2008. Noto' il nome del vino, gli dissi che me lo avevano portato da una località turistica molto famosa in Italia, il Salento, e che era stato scelto come vino durante il banchetto per il 70esimo della regina di Danimarca.
Mi disse che ultimamente era molto preso dal lavoro, ma che non avrebbe potuto rifiutare un mio invito a cena, sfiorandomi la mano destra con due dita, mentre con quelle dell'altra mano sfiorava il bordo del cristallo producendo un suono come una melodia.
Aggiunse che la settimana prima era stato a Dubai ad una business conference e che il giorno dopo aveva preso il volo per Parigi dove per evitare il gossip gli avevano prenotato una suite presso Guerlain spa, poco fuori la capitale francese.
avevo fatto di tutto per curare nei minimi dettagli la cena, mi era rilmasta impressa la cena fatta con Arthur e jean louis a Dubai in un ristorante al Burj Khalifa e Vienna durante una settimana in cui mi avevano coinvolta come accompagnatrice.
Rimase solo solo poco vino nel suo bicchiere e ci sedemmo per cenare, sulla parte opposta della stessa sale, infatti, c'era il solito tavolo su cui avevo sistemato un bouquet con tre rose rosse con sfumature nere e i coperti per due commensali. Aveva fissato lo sguardo sui piatti di porcellana con sfumature dorate e dopo avermi chiesto conferma sulla forchetta da utilizzare, cominciammo con il caviale.
Avrei voluto regalartelo io un Henri Jayer Richebourg Grand Cru, ma ho pensato a qualcosa che ti rimanesse per sempre, disse, mentre mi presentava un pacchetto Chopard. era decisamente fine quella parure d'oro bianco e diamanti. Dopo avermi aiutato a chiudere il necklace, mi fece notare che il candore della mia pelle non poteve essere equiparato alla parure, per qunto fosse bella, e che avrebbe fatto di tutto per accorciare le distanze tra me e lui, e che l'idea di stare lontano da me creva ferite che non poteveano essere risanate.
Sul carrello che aveva fermato sulla parte destra del tavolo erano custodite le pietanze che sapevo piacergli tanto; cinghiale con contorno di crema di tartufo e fagiano alla cacciatora.
"spero di non aver osato troppo, se ho preferito preparare due piatti che in genere sono secondi"dissi e lui rispose dicendo che non riusciva ancora a capacitarsi e capire come facessi a colpire il suo lato debole in tutto e per tutto e che le selvaggina era il suo piatto preferito e che il vino Henri Javier Richebourg si addiceva perfettamente. Gli servii una porzione di cinghiale con contorno di crema e tartufo e inizio' a mangiare. parlammo del suo lavoro e mi chiese di me, di quanto avesi fatto dopo essere tornata da Cuba, se mi fossi riposata in Thailandia e se avessi incontrato qualcuno in particolare.
gli risposi dicendo che mi ero come ritirata a vita privata e che mi rendevo disponibile solo per alcune comparse o incontri speciali. Mentre sorseggiavo il vino e tra un bicchiere e l'altro, incrociando gli sguardi complici,si ascoltavano brani come "tu, io e le rose", "parole parole"e "my hearth will go on", un middley di brani che Celine mi aveva appositamente selezionato per occasioni speciali.
mi accarezzo' le lebbra, facendo attenzione a non farmi male e dissi che le rose con cui avevo decorato la tavola non potevano essere equiparate al candore della mia pelle e che avevo due labbra soffici come un batuffolo di cotone ai petali di rosa.
mi toccava piu' volte le dita della mano destra e gli dissi che avevo scelto le unghie alla francese perché mi piaceva il disegno che richiamava le setlle filanti di carnevale.
"chiacchiere" disse lui quqndo gli accennai che Stuart era stato alle Maldive, perché sapeva che aveva dei problemi con i documenti dopo che era stata smarrita la valigia al suo rientro da Capo Verde.
incrociammo le braccia e sorseggiammo l'ultimo bicchiere di vino, quando sentimmo trillare il campanello.
"chi sarà mai? non aspetto nessuno" dissi io, mentre rimuovevo il tovagliolo che avevo posato sulle gambe e mi diressi ad aprire. Lui aveva fatto lo stesso, mi stava dietro di qualche metro quando apri' la porta e vidi che poco distante dall'uscio avevano lasciato un cuscino di velluto nero con i bordi ricamati e una rosa gialla con intorno un fiocco nero dello stesso velluto. Mi chinai a prendere il regalo, mentre lui mi disse che lo aveva ordinato alla Galleria Lafayette di Opera a Parigi e che era sicuro che apprezzasse quanto la connotazione Orientale avesse dato al significato recondito della rosa gialla.
Non avevo parole, ancora una volta mi aveva mozzato il fiato, chiuse la porta e mi accompagno' verso la camera da letto, stringendomi il fianco. sentivo la sua mano calda massaggiarmi la vita, mentre con l'altra mi slacciava il vestito. Ero rimasta in intimo grigio, sulle mie paia di emules, quando entrammo in camera. Sul letto avevo lasciato un frustino che Amandine mi aveva mi aveva suggerito di comprare e, mentre lo sfiorava con le dita, mi sussurro "questa notte sarai la mia Sissy" stringendomi a se. era partito il brano "gimmi more". Mi girai su me stessa mentre lui aveva sbottonato la camicia. Stava chiudendo la porta e notai che un petalo di una delle tre rose, che avevo lasciato sulla tavola, si era staccato, posandosi delicatamente sulla tovaglia argentata. La rosa gialla, invece, la tenevo con me tra le braccia, stretta al cuscino.
Notai che il Dezirée era rimasto sul pavimento, nello stesso modo, in cui cadendo, si era posato. La porta si chiuse definitivamente, mentre si sentiva la strofe di Jamin-a "staccati jamina/ labbra di uva spina".