abbandono la matita sul foglio in cui si intravedevano i tre schizzi che avevo abbozzato per Camil e mi avvicino alla finestra, che avevo leggermente lasciato aperta. Non solo un fioco spiraglio di luce mi catturava lo sguardo, ma un pungente venticello mi rendeva d'oca la pelle. Avrei dovuto cambiarla quella camicia che era per un settembre inoltrato e mettere su un qualcosa di piu' pesante, che contrastasse la frescura del mese dei morti e mi desse refrigerio.
le tende, che coprivano i vetri della finestra, si muovevano come mosse da un alito interno che io non avvertivo e il copri tavolo d'organce era rimasto ancorato al tavolo grazie al bouquet di rose canine che il giorno prima avevo raccolto nella macchia della mia povera nonna che lei aveva fatto piantare per scopi terapeutici. Non credeva che potessero essere utilizzate contro la rabbia dei cani.
il ticchettio del pendolo scandiva a tratti il tempo che sembrava aver creato un connubio con lo scroscio della pioggia. non avevo mai creduto ai fantasmi ne dubitato che potessero esistere nella parte giorno della mia casa, ma mi sovvenni e ricordai di aver lasciato aperta la porta che dava nel giardino posteriore per permettere a Rudy, il mio alano grigio, di giocare tra gli alberi nel crepuscolo.
non avrei potuto sedermi su quella roccia in cui avevo trascorso un pomeriggio piacevole tra le coccole di Alain mentre nella grotta si sentiva l'eco delle tortore, che si inseguivano sui bordi del lago, non ancora infastidite dalla pioggia che, lancillotta, ci aveva colti all'improvviso e fatti accoccolare nella grotta La poltrona a dondolo, che mia nonna mi aveva regalato qualche mese prima che ci lasciasse, sembrava come invitarmi a sedermi e perdermi in un sopore scandito dal piacevole movimento della poltrona, mentre dal gira dischi proveniva la melodia della ninna nanna di Schubert.
camil mi aveva chiesto di consegnarle entro domani gli schizzi di tre coprispalla che voleva commissionare alla sua sarta di fiducia e il dondolio della poltrona non mi permetteva di usare con disinvoltura la matita.
sembrava non ci fosse altro da sistemare, mi restava solo di darmi della polvere di rose sulle gote e gustare nuovamente una caramella di rosa canina e miele. mi assicurai che Rudy fosse ritornato sulla sua coperta di lana vicino al focolare e chiusi la porta che dava sul cortile.
le chiavi del cancello le avevo sistemate insieme alle altre al solito chiodo che avevo disposto appositamente per non smarrirle e spensi la luce.
ritornai sui miei passi, nella sala dove sono solita concentrarmi con me stessa, risistemai l'organce sul tavolo e controllai che le rose canine non fossero state ulteriormente scompigliate dal vento.
ripresi posto sulla mia sedia preferita, tolsi le mie Elise Mules e poggiai i piedi sul trespolo, e accavallando la sinistra sulla destra, ripensai allo schizzo che dovevo completare per camil.
Lo scroscio della pioggia si era affievolito e le tende di un rosa delicato, che lasciavano intravedere le ultime goccie della pioggia, si erano ormai arrestate.