Era stata una cena curata nei minimi dettagli ed elegante, ancora sentivo in bocca il retrogusto del rosè caramellato.
"sono contenta che tu abbia apprezzato e sono sicura che il re dei re ti sia piaciuto e sono sicura che tu lo abbia apprezzato piu' del troi roses" disse Tagmara e, a bordo della Nissan GT-R, ci dirigemmo da lei.
Per strada aveva scelto una radio che dava brani come "Tu e le rose","Ancora ancora ancora", "Eccomi, io sono in vendita", "sexual healing" e "come si cambia".
Uscii dall'auto come stordito, mi sentivo un altro; era come se qualcosa avesse provato a farmi sentire vuoto, come se avessero voluto portarmi ad uno stato zero, come se avessero voluto fare tabula rasa di tutto cio' che mi aveva formato sino a quel momento, mi sembrava di non ricordare piu' nulla.
Guidato da Tagmara entrai in casa e mi fece accomodare sul dondolo che aveva accanto al bracere, su cui ancora si intravedevano i carboni semi-ardenti, che lei aveva lasciato, prima di andare a cena, perchè riscaldassero la casa.
La giacca, di cui mi aveva fatto alleggerire, l'aveva riposta sull'attaccapanni e come se non ci fosse stato altro posto vuoto l'aveva coperta con la sua volpe macchiata.
"Che strano" ,pensai tra me e me, questo modo di fare non si addiceva a Tagmara, che mi disse,tra una pausa e l'altra, di non perdere tempo e che in genere si era dimostrata sempre premurosa nel far sentire a casa i suoi ospiti.
"Prima che tu vada, ricordami che ho qualcosa da raccontarti" mi disse e, strizzando gli occhi, mi offri' un calice di vino rosso da bere. Non mi spiegavo come mai Tagmara perdesse tempo vanamente, lei mi conosceva bene ed ora quasi sicuro che fosse presa dall'effetto dopo-cena durante la quale avevamo tracannato tre bottiglie di rosso.
"ho anche della crema di baileys fatta in casa, che non puoi non assaggiare, me l'ha regalata Rebecca" mi passo' il bicchiere e mentre lei sorseggiava il Baileys, le chiesi come procedesse con Rebecca.
Lei, facendomi un occhiolino con il sinistro, mi presento' un vassoio con peccati di gola, lingue di gatto e baci di dama, e mi chiese quale preferissi. Scelsi il peccato di gola, e mi fece notare che avrebbe voluto parlare d'altro e non di Rebecca e mi strizzo' gli occhi, facendo seguire un occhiolino con il sinistro.
Spero che non ti dia fastidio un middley di brani scelti appositamente e, sorridendo, avvio' il gira dischi con "eccomi, io sono in vendita".
Era cominciato a piovere e il tintinnio della pioggia le faceva venire la pelle d'oca, mi fece notare, mentre si accarezzava piu' volte le braccia come per appagare quel bisogno di calore che non riusciva a far smettere.
l'alcohol di cui erano impregnati i peccati di gola mi rendeva dolce il palato ma allo stesso tempo, complementare ai calici di rosso che sino a quel momento, avevo sorseggiato, mi setivo come stordito, ed ero sicuro che era questo il motivo
per cui non riuscivo a seguire Tagmara mentre parlava, come preso da amnesia. come se mi fossi trovato in un bosco..
mi sentivo un vortice intorno alla testa, non capivo se fosse l'ora del the o quella del teatro, ma a parte "come si cambia pr non morire" vedevo girarmi intorno tante mele rosa, morse sul lato sinistro.
Lei era andata nell'altra stanza ed io mi accomodai sul letto, la testa mi girava e infatti non capivo cosa avesse Tagmara in mano al suo rientro. non si trattava solo di una rosa blu, ma aveva come un frustino nella mano destra che ripose sul mobile che faceva da base alla specchiera.
"E' un frustino, me lo ha regalato Rebecca per l'ultimo dell'anno", e fece come per sferrarlo su un cavallo, io rimasi come allibito perché aveva risposto ad una domanda che io non le avevo ancora porto ma che avevo pensato tra me e me.
dopo qualche minuto di silenzio e sguardi morti tra di noi, mi offri'nuovamente un calice di rosso e disse, staccando il bordo sinistro di una lingua di gatto, che aveva vinto un po di soldi ad un gioco e mi parlo' di un sogno che aveva fatto e che nei giorni seguenti avrebbe provato a concretizzare.
in quella stanza barcollavo, e lei mi disse che avevo esagerato con il vino, ridendo e facendomi nuovamente l occhiolino con la sinistra o" saranno stati i baci di dama" aggiunse.
mi disse che con Rebecca viveva un periodo di crisi, che non si vedevano da qualche giorno, e mi parlava di un Julian amico di Rebecca.
tra i calici di rosso, occhiolini, baci di dama, il tempo era passato e mi disse che potevo senza problema fermarmi da lei per la notte. mi disse di dormire li in quella stanza e che se lo avessi preferito lei avrebbe dormito nell'altra.
dissi che per me non c'era alcun problema e non prosegui, perdendomi in un sonno profondo.
Apparì Tagmara in un completo da notte nero, due pezzi, ricamato, quando mi rigirai su me stesso, dopo essermi avvicinato alla finestra per osservare la pioggia cadere. Aveva un paio di higheels nere con un pon pon di piuma d'oca dello stesso colore, mi strinse i fianchi con le braccia sino a portarsi a livello dei pettorali afferrandoli con la mano aperta e stringendoli. al mio tentativo di parlare, mi sfioro' le labbra con la
bocca. non so se il suo chiudere ermeticamente le labbra strisciandole l'una all'altra come se volesse spalmarsi un leepsteack mi eccitasse o meno. Non capivo!
dall'altra stanza proveniva il pianto di un bambino in fasce, "é Danny caro" disse lei, "ha bisogno di me,ha bisogno della sua mamma, ancora é piccolo" e mentre lo diceva sorrideva facendo trasparire un brillantino d'oro che luccicava sull'incisivo destro.
lei ricevette una telefonata in cui parlava con un certo Karl di una vincita e gli chiedeva di esprimersi verso un SI o un NO; le parole di "Mad World" mi fecere sovvenire e mi ritrovai nel letto in cui ero rimasto il giorno prima. Lo scroscio della pioggia non si sentiva piu'e mi raggiunse Tagmara, dicendomi che per il caffé era ancora presto e che per la colazione preferiva il latte e miele. Aveva un copri-pigiama blu che nascondeva il completo intimo a due pezzi con cui mi aveva baciato e mi disse di essersi ricordata di un appuntamento nel primo pomeriggio.
Feci la doccia in fretta, e notai che sul portasapone era posato una chiave con un cuore spezzato e l'immagine di un bambino. Mi vestii, e andai in soggiono dove lei mi aspettava mentre fumava una sigaretta. Scendemmo insieme le scale e prima di salutarmi ricevette una telefonata durante la quale lei chiese conferma al suo interlocutore se avesse lasciato le chiavi dove le aveva trovate e viste, mi bacio'
sulla guancia sinistra e si mise in auto.
non sentivo piu' lo stato di sopore in cui mi trovavo il giorno prima, ed entrai nel primo taxi che si era accostato, dissi all'autista di portarmi verso alexander platz e che non mi dava fastidio il brano "forbidden love", ma, ascoltandolo, dimenticai il sogno. Di tagmara era rimasto solo il profumo che la volpe macchiata aveva lasciato sulla mia giacca, di chiavi avevo solo la mia, quella che da sempre utilizzavo per chiudere ed aprire il mio mondo. attraverso il finestrino destro una signora passegiava portando un bimbo nel passeggino, mentre l'autista sogghignando riponeva il mozzicone di sigaretta nel posacenere ed una bionda, sullo stesso lato della strada in cui passeggiava la mamma con il bimbo, capovolgendo un portamonete lasciava intendere che aveva perso dei soldi.