quel cigolio della porta mi dava fastidio, e avvertivo sulla pelle il freddo pungente che proveniva dalla finestra aperta.
mancavano 15 minuti alle otto e mi ero accoccolata sul dondolo che Vait mi aveva donato quattro mesi prima del suo addio. non riuscivo a ritrovare la forza per rimuovere da dosso la coperta che Marta mi aveva regalato per il mio compleanno.
mi alzai all'improvviso e lasciando cadere sulle spalle i capelli che avevo raccolto a cipolla mentre dormivo, mi diressi al piano inferiore per serrare la porta. avevo dimenticato la finestra aperta al piano superiore.
Romeo non era nella sua solita cesta, ma non mi preoccupai affatto perché ero abituata a vederlo rientrare attraverso il tombino che avevo fatto appositamente per lui sulla parte bassa della porta.
il porta vaso con catena, che avevo legato al soffitto del balcone e su cui non avevo ancora riposto alcuna grasta, scosso dal vento, produceva un rumore come di un cancello di ferro, rimasto aperto, che voleva chiudersi.
Serrai la porta e non ebbi il tempo di ritornare al piano superiore che ricevetti una telefonata: era Maty che mi chiedeva di andare da lei, perché la tempesta di neve e pioggia la spaventava e si sentiva sola.
le dissi che non potevo fare tardi perchè, nonostante non avessi famiglia a cui badare, mi infastidiva ritardare oltre le dieci.
infilai gli stivali a mezzo ginocchio rivestiti all interno con pelo di pecora, chiusi la porta serrandola con due chiavi e mi diressi verso il garage. Romeo con un altro gatto nero si era rannicchiato sotto il balcone del garage, la dove c'era l'impianto centrale del riscaldamento.
entrai nella cadillac che Vait mi aveva lasciato e mi diressi verso Maty. i fendinebbia e i tergicristalli non funzionavano a sufficienza per rasentare il limite massimo di velocità consentita, in quanto la tempesta diventava sempre piu' intensa.
pensavo di tornare indietro, ma era come se non avessi la forza di fare inversione di marcia; per strada nessun altro veicolo.
notai sulla perpindicolare destra due fari di un'altra auto, mi rincuorai. passandoci vicino vidi che era un'altra cadillac con una luce particolare all'interno. procedetti nella mia direzione come se nulla fosse mentre la cadillac sterzo' a destra come accodandosi.
dallo specchietto retrovisore notavo ancora quella luce, pensavo fosse una luce accesa appositamente per evitare imprevisti in caso di maltempo. era strano: si intravedeva la frangia bianca di un uomo, come se sventolasse un ventaglio arcobaleno, lasciando intravedere, tra il tempo cadenzato dallo sventolare del ventaglio, un dente argentato. quel ventaglio era lo stesso che Vait mi aveva regalato due mesi prima che dipartisse e che io avevo appeso sul capezzale in cui lui aveva dato l'ultimo sospiro.
per questo rimasi come scioccata, anche Vait aveva un dente d'argento. lo precedevo di qualche metro, e l'idea che mi stesse seguendo mi faceva rabbrividire. ebbi l'impressione che stesse accostando e feci lo stesso anche io. una volta fermata l'auto, apri' la porta e mi diressi verso vait. avevo voglia di abbracciarlo, di farmi stringere dalle sue mani calde e possenti, me lo immaginavo con gli stivali color cammello e i soliti jeans. Intanto dalla campagna ciscostante lo stesso suono della catena scossa dal vento, mentre fissava il vaso al tetto del balcone.
Rimossi dal viso i capelli che il vento avevo scosso spostandoli in avanti sino a coprirmi il volto, e mi accorsi che Vait aveva cambiato direzione, aveva svoltato a sinistra mantenendo la stessa velocità che mi aveva illuso voler accostare.
non potevo togliere lo sguardo da quel ventaglio che dimenava con delicatezza e con fare soporifero e da quel dente d'argento che lasciava intravedere un luccichio come a sostituire la luna che la tempesta eveva nascosto.
piangevo, avevo voglia di Vait, volevo rivederlo, riabbracciarlo, mi mancava. pensai di fermarmi cinque minuti a fare la solita carezza che settimanalmente facevo sulla sua foto e che oggi non avevo fatto a causa della tempesta.
il cimetero era ancora aperto, entrai e raggiunsi in pochi minuti il mio Vait, i fiori secchi che avevo comprato e che lui amava tanto arano stati sparpagliati dal vento sulle tombe accanto. era solo il mio Vait, mi feci forza e mi distesi sulla sua tomba, era come se lo sentissi, come se sentissi il calore della sua pelle.
mi ricordai che Maty mi aspettava e contro la mia volontà mi diressi verso l'uscita. il cancello era chiuso, nonostante provai piu' volte ad aprirlo, sembrava fosse stato chiuso dall'esterno da qualcuno. I cani ululavano e le civette si richiamavano a vicenda. avevo freddo e i capelli mi nascondevano il volto, ero spaventata, afferrai le grate del cancello, cercando di aprirlo, ma non ce la facevo. dietro di me solo i lumi sulle tombe; ritornai dal mio Vait e mi chinai poggiando il viso sulla sua fotografia, era fredda!
"vait aiutami" dicevo, intanto sentivo un cigolio, lo stesso suono che produceva il porta vaso che avevo legato con la catena al soffitto del balcone, scosso dal vento. mi rialzai e tornai verso il cancello. Notai incastrato tra le grate del cancello un ventaglio arcobaleno e mi sembrava aver pestato un qualcosa di duro, mi chinai e vidi che era un dente d'argento. Mi rigirai verso la tomba di Vait e mi sorressi al cancello che involontariamente si apri'. "grazie vait" dissi tra me e me.
mi rimisi in cammino verso Maty; intanto la tempesta si era come affievolita. Giunsi dalla mia amica che mi aspettava da piu' di mezz'ora sull'uscio. mi diede subito una coperta per riscaldarmi facendomi accomodare vicino al focolare. "ho avuto un imprevisto" dissi io. mi chiese se avessi intenzione di dormire da lei e dissi che ero molto stanca per ritornare da me.
mi addormentai sul dondolo, che aveva davanti al focolare e sognai vait con un paio di ali bianche. mi disse che ne aveva un paio anche per me, con le quali avremmo volato e superato insieme le tempeste, abitando su un pianeta tutto nostro, dal quale avremmo visto la vita sotto sorridendo con denti dorati.
piansi nel sonno quella notte e rivolgendomi a Dio, dissi come mai permetteva a persone del genere, che amano la vita, che ci tengono al cuore di abbandonarci cosi' presto.
la finestra era rimasta leggermente aperta, la chiusi ma il cigolio che mi aveva accompagnata tutta la notte era rimasto lo stesso.