Un vero poeta è come la sabbia: trasportata dal vento marino, raggiunge ogni luogo, vicino o lontano. Proprio come la sabbia, imprigionata nella clessidra del tempo, così scorre ogni tipo di emozione, scandendo il trascorrere del poeta stesso.
Egli è fragile, come la creta dipinta da antichi disegni e impreziosita da intarsi di vetri fusi, al suo esterno, per dare maggiore bellezza e risalto al monile stesso. Come l’argilla, egli si plasma per meglio adattarsi alle percezioni che vivono dentro di sè.
Scaldato dal fuoco dei sentimenti, il vero poeta perfeziona se stesso, mutando e ascoltando i mutamenti del suo tempo. Soffre il poeta, spesso anche in silenzio. Per far ascoltare la sua voce, scrive per dar corpo alle sue sensazioni. Crea, con la mente, poetiche immagini capaci di trasportare il lettore in ogni sua opera letteraria, toccando le corde di tutte le emozioni, vibranti nell’anima.
Il vero poeta è anche in grado di dipanare ogni stato d’animo dell’uomo che vive nel proprio io, ma che, inesorabilmente, è presente anche in qualsiasi altro mondo che lo circonda.
Con un’intensità così forte da fargli battere il cuore all’impazzata, il vero poeta sa amare in maniera profonda, sublime, passionale. Eterno amico è il vero poeta che, pur se tramonta, risorge, vivendo in un’altra persona.
Androgino, è capace di essere uomo e donna simultaneamente, senza possedere un’identità precisa: l’anima del poeta è una “coincidentia oppositorum” che raccoglie, contiene, racchiude e sigilla ogni sfumatura colorata di quel magico “sentire” che è proprio l’essenza segreta che ci rende degni di essere chiamati “umani”.
Per tutto ciò potrei essere contestato da pensatori, scrittori, artisti e grandi poeti... ma, permettetemelo, mi piace pensarla ancora così!