All’imbocco del sentiero Thomas non aveva immaginato di faticare tanto per percorrerlo. La pendenza di quel viottolo però si era rivelata impegnativa per un quasi quarantenne come lui, pigro ed allergico agli sport faticosi, e quindi praticamente a tutti.
Aveva lasciato la sua auto nella piccola piazza del villaggio ai piedi dei monti, si era abbottonato la giacca a vento e senza perdere tempo aveva attaccato la salita. Camminava da meno di mezz’ora eppure era già sfinito.
Si fermò un momento e guardò in alto il profilo del monastero stagliarsi contro il cielo grigio di novembre. Sentiva il sangue pulsare nella testa e nonostante la fatica aveva freddo, la temperatura non doveva superare i cinque gradi.
Riprese il cammino, erano quasi le quattro, di li a poco si sarebbe fatto buio e non voleva certo arrivare all’appuntamento in ritardo.
Mentre arrancava ripensò a quando da bambino diceva di voler fare il soldato da grande.
Sorrise; se si fosse presentato all’ufficio reclutamento in quello stato di forma lo avrebbero immediatamente spedito a strofinare mense e latrine.
Ricominciò a salire inciampando più volte, le mai sporche di terra e le scarpe infangate, fino ad urtare una pietra sporgente e cadere in ginocchio.
Si rialzò e mentre ripuliva la terra dai pantaloni si accorse di essere arrivato.
Il monastero era di fronte a lui, adagiato su un altopiano a 600 metri di altezza, circondato dalla boscaglia, massiccio ed austero.
La vecchia costruzione dimostrava tutti i suoi settecento anni, il muschio cresceva sui muri disegnando profili seghettati e l’umidità aveva annerito quelle pareti che da secoli proteggevano l’ordine benedettino che le abitava.
Si avvicino con soggezione a quel tempio di pace e di sapere. Stava per afferrare la cordicella della campana appesa di fianco al portone principale, quando questi si aprì.
Un giovane monaco lo accolse con un inchino e lo invitò ad entrare, illuminandolo col suo sguardo; in quegli occhi c’era tutto ciò che da tempo non riusciva più a trovare: la serenità che la fede riesce ad offrire.

“Benvenuto, la stavamo aspettando, Padre Giacinto sarà subito avvisato. Prego mi segua.”

Si inoltrarono, all’interno delle mura, in un lungo corridoio aperto su un lato e sostenuto da pilastri di mattoni. Costeggiarono un chiostro con l’antico pozzo al centro prima di entrare in una grande sala quadrata dal soffitto torreggiante di travi intrecciate che per secoli era stata lo scriptorum del monastero e che ora fungeva da sala capitolare.
Le pareti erano di pietra grezza, così come le volte, sostenute da imponenti colonne. Due grandi finestre rotonde lasciavano filtrare un timido accenno di luce.
Attorno ai lati erano sistemati i seggi dei monaci, l’aria odorava di candele accese e di legna consumata dal fuoco.
Sulla parete di fondo una colossale croce, alta più di quattro metri, dominava la scena.
I muri di mattoni rossastri riflettevano i bagliori delle fiamme che ardevano nel grande camino, la pallida illuminazione era assicurata da alcune piccole lampade che correvano intorno al perimetro della sala, ma si trattava di luce tenue e discreta.
Quel luogo era magnifico.
Il giovane monaco si congedò ed usci dalla sala chiudendo la porta.
Fu allora che lo scorse.
Padre Giacinto si era alzato da uno dei seggi e gli stava venendo incontro.
Non lo vedeva da qualche anno, era visibilmente invecchiato, ormai doveva aver più di 80 anni. I radi capelli bianchi e la barba incolta incorniciavano il volto severo, la mano che gli stava porgendo era scossa da un tremito costante, all’orecchio portava un apparecchio per l’udito, segno che ormai la sordità, che l’affliggeva da tempo, stava prevalendo.
Bastò tuttavia sentire la sua voce grave per capire che l’età avanzata non aveva intaccato ne la mente, ne lo spirito del vecchio monaco. Si abbracciarono a lungo.

Si erano incontrati la prima volta quando Thomas aveva dieci anni.
A quel tempo vedeva Padre Giacinto come uno di quei pittoreschi individui che abitavano il piccolo convento subito fuori del paese. Uno di quei barbuti personaggi con il saio ed i sandali che lui e gli altri ragazzi non perdevano occasione di spiare e deridere. Non aveva mai pensato a loro come persone, fino a quando, un pomeriggio d’estate, mentre stava appollaiato su un albero ad osservare il lavoro dei frati nell’orto, Padre Giacinto gli aveva rivolto la parola.
Lo aveva fatto senza distogliere gli occhi dal terriccio che stava sistemando con la zappa.

“Devono essere proprio noiose le tue giornate se non trovi di meglio da fare che venire qui a curiosare di nascosto, come un ladro. Però a pensarci bene al posto tuo forse farei la stessa cosa, ma sarei senz’altro più coraggioso, non mi nasconderei. Perché non entri? Almeno avrai qualcosa da raccontare ai tuoi compagni domani.”

Era rimasto di sasso, pensava di essere ben nascosto, invece quel frate sapeva che era li, probabilmente lo aveva visto ogni volta che si era avvicinato.
Sul momento aveva pensato di darsela a gambe, ma poi il frate si era appoggiato al manico della zappa e lo aveva fissato dritto negli occhi. Il viso era duro e spigoloso, ma allo stesso tempo calmo e sicuro. Cosi era sceso dal suo albero ed era entrato in quel convento nello stesso istante in cui la sapienza di Padre Giacinto era entrata nella sua vita, la sapienza di un monaco bibliotecario che negli anni a venire sarebbe stata il suo punto cardinale nei labirinti dell’esistenza.
Adesso, ancora una volta, era di fronte a lui, pronto ad ascoltarlo.
Il vecchio lo guidò ad un tavolo di legno annerito dov’era posato un vassoio con pane, formaggio, uva ed acqua.

“Manca ancora un po’ alla cena ed immagino che tu non abbia avuto il buon senso di portarti da mangiare durante il cammino. Voglio proprio sapere cosa ti ha spinto a mollare la tua gente in questo modo per venire fin qui, esistono pur sempre le lettere e nello studio dell’abate abbiamo quel telefono che hai usato per annunciare la tua visita.”

Thomas sorrise.

“Oppure potevo mandarti una email…”

Il vecchio scosse il capo.

“Credi che non sappia cos’è vero? Ti sbagli, se rammenti bene ho due nipoti che ogni tanto vengono a farmi visita. So bene di cosa si tratta, di come comunicano tra loro i giovani d’oggi, in modo virtuale. Viviamo nell’epoca in cui l’uomo ha creato macchine prodigiose per parlarsi attraverso enormi distanze, e non è mai stato solo come adesso.”



Thomas annui.

“E proprio per una di queste macchine che sono qui, è stato un computer l’inizio dei miei problemi.”

Questa volta fu il vecchio ad annuire.

“Ecco cosa succede quando si smarrisce la via della semplicità.
Ho sempre pensato che il progresso non abbia portato solo benessere all’uomo,tutt’altro.
Avanti, sentiamo cosa ti turba al punto da spingerti a consumarti le suole per venire quassù.”

Thomas afferrò il pane, stava per addentarlo ma poi lo ripose nel vassoio.
Guardò gli occhi attenti del vecchio e iniziò il suo racconto.

“ Tu sai quanto abbia desiderato essere ciò che sono, quanto abbia dovuto sudarmelo quel che ho scelto di fare. Non mi è mai pesato perché ero convinto di essere nel giusto. Be, ora temo che le cose siano cambiate e che le mie certezze non esistano più.”

Il frate lo guardava in silenzio.

Thomas indicò la grande croce.

“ La mia fede non è più solida, forse è addiruttura perduta, per sempre.
E bastato cercare di capire, di usare la razionalità e quel che ho sempre dato per scontato è svanito nel nulla.”

Si versò un po’ d’acqua dalla brocca.

“L’anno scorso ho comprato un computer, tutti dicevano che mi avrebbe aiutato a scrivere senza sprecare tutta quella carta, a sistemare la contabilità e a tenermi in contatto con le persone lontane. All’inizio é stato così, poi però ho capito che con quell’aggeggio potevo accedere ad un immensa riserva di informazioni, e adesso ho la biblioteca del mondo a portata di mano. Posso leggere cose inimmaginabili.
Ho visto documenti e ricerche di studiosi, scritti che fino a pochi secoli fa sarebbero costate il rogo a chi le avesse scritte o anche solo pensate, ho saputo dell’esistenza di antichi testi che ci hanno tenuto nascosti per secoli, ho dovuto mio malgrado accettare quel che consideravo abominio, e tutto ciò ha distrutto la mia fede.
Sembra una scemenza vero? Eppure fino ad allora non avevo fatto che ascoltare una sola voce, quella più semplice, quella che volevo sentire.
Ma forse la verità è un altra.”

Il vecchio lo guardava, sul suo viso si era formata un’espressione dolorosa.
Lui non ci badò e riprese il suo racconto.

“Ho iniziato a seguire la scienza, la storia e la teologia raccontate dai più grandi ricercatori della terra, ed ho scoperto che buona parte di quello che credevo è ben diverso da come pensavo. Sono confuso, pieno di dubbi, non riesco più a fare ciò che devo e temo che niente sarà più come prima.”

Padre Giacinto si appoggiò sullo schienale della sedia e parlò con voce ferma.

“E inevitabile! Chi incrementa il proprio sapere incrementa anche il proprio dolore.”

Thomas ingoiò un acino d’uva, aspro come quella risposta.

“Dolore? Chiamala pure disperazione, Padre sono mesi ormai che mi sembra di sostenere una bellissima favola.”

Padre Giacinto intrecciò le mani sul petto.

“Istoria docuit quantum iuvasse illa de Christo fabula....
La storia insegna quanto ci sia utile la favola di Cristo.

Conosci questa affermazione? Papa Leone X la disse ad uno dei suoi cardinali. Piuttosto eloquente non trovi? Vedi, io non godo delle risorse tecnologiche che hai tu, ma ho studiato tutta la vita le scritture, e non pensare che la fede sia un qualcosa di invulnerabile, non lo è per nessuno.
Madre Teresa, ad esempio, è morta coi tuoi stessi sospetti, ed io temo che se ne sia andata sola e senza il conforto di Dio nel cuore.
Nessuno è immune dal dubbio, nemmeno i beati e i santi, nessuno.
So bene cosa ti sta succedendo, ci sono passato prima di te.”

Thomas lo guardò stupito.

“Ero convinto che questa storia ti avrebbe fatto arrabbiare, e invece ho l’impressione che tu sapessi già di cosa volevo parlarti.
Come sarebbe a dire ci sono passato prima di te?”

Il frate si alzo lentamente e cominciò a camminare su è giù per l’enorme stanza.
Si fermo davanti ad una colonna e vi si appoggiò con la mano dandogli le spalle.

“La bibbia del Sinai, una delle tre più vecchie del mondo.
Ho avuto modo di studiarla, l’ho toccata con queste mani, non chiedermi come. Ebbene, contiene 14800 vocaboli in meno rispetto a quella di oggi, a quella ufficiale, approvata dalla C.E.I e che la gente pensa sia autentica.
Sai cosa significa?
Che buona parte di quello che contiene il libro sacro nel corso dei secoli è stato aggiunto! Aggiunto capisci?
E poi cambiato, travisato e tradotto in modo errato, spesso volutamente.”

Thomas era sconcertato. Scosse il capo.

“Si ora lo so, ma non credevo ne avresti parlato, non tu, non sei mai andato su questi argomenti. Perché non mi hai mai detto niente?”

Il frate si avvicinò al camino e gettò alcuni ciocchi di legna nel fuoco.

“Ho fatto voto di povertà, castità ed obbedienza ed ho seguito le regole del mio ordine per tutta la vita, ma l’intelligenza, ricordalo, è data all’uomo per dubitare.
I cristiani, i cattolici… non leggono la bibbia, non si preoccupano di ciò in cui hanno fede, sono credenti per tradizione, seguono le usanze e nemmeno sanno come sono nate. Nessuno di loro da peso al fatto che quell’uomo fissato alla croce, il centro della loro fede, era un ebreo,… un ebreo che amava con tutto se stesso il suo Dio Yahweh e che mai avrebbe voluto sostituirsi a lui.
Anche Gesù, quando si trovò inchiodato al patibolo, sopraffatto dal dolore e dalla disperazione, dubitò, e chiese a Dio perché l’avesse abbandonato.
Se davvero fosse stato suo figlio, se davvero sapeva esattamente quel che accadeva e che doveva compiersi, allora perché quel grido disperato?
No Thomas, Gesù sperava nell’intervento di un Dio che non si cura di noi, lui pensava addirittura che si sarebbe manifestato di li a poco.
In Marco 9-1 dice a quelli che lo seguono:"ALCUNI DEI PRESENTI NON MORRANNO SENZA AVER VISTO IL REGNO DI DIO VENIRE CON POTENZA!"
Invece sono morti e dopo duemila anni noi stiamo ancora aspettando.
Gesù sbagliò, sbagliò clamorosamente, da uomo qual’era.
Un uomo immenso, che ha cambiato in meglio la vita di milioni di persone, ma pur sempre un uomo.”

Thomas lo guardò stupito.

“Un momento; tu porti il suo simbolo addosso ma non credi alla sua divinità… ma… allora perché lo hai seguito per tutto questo tempo.”

Il frate si voltò di scatto.

“Perché lui insegnava il perdono!”

Thomas, per un momento, si sentì di nuovo il bambino di un tempo che subiva i richiami del suo maestro. Padre Giacinto aveva portato la mano al crocifisso che teneva al collo e puntava su di lui i suoi occhi stanchi.

“Da ragazzo leggevo il vangelo ogni giorno, ero affascinato dalle parole di Gesù, dalla sua saggezza. Diceva di lasciare ogni cosa e seguirlo. Ed io lo seguii, malgrado tutto, malgrado il dolore di mia madre che non avrebbe avuto nipoti dal suo unico figlio maschio, e malgrado il disprezzo di mio padre che sperava di vedermi un giorno gestire la panetteria dove ha lavorato tutta la vita, e non con un saio indosso a pregare. Entrai nel mio primo convento a 16 anni, e nonostante il freddo, la solitudine, il cibo scarso e le durissime regole da seguire ero felice, capisci?
Ero felice!
Poi, dopo diversi anni, divenni aiuto bibliotecario, ebbi accesso ai libri degli archivi riservati e a quello che mai avrei voluto sapere, mai.
Da allora ho iniziato a leggere la bibbia con occhi diversi, a guardarla col cervello e non con il velo della fede sugli occhi, e ho compresomolte cose.
Quante notti ho rubato al sonno per cercare di capire, e mi dicevo che sicuramente avrei trovato una spiegazione ai miei dubbi, magari il giorno dopo, quando avessi rimesso mano ai libri.
Mi dicevo che bastava solo aspettare… aspettare fino a domani.
Ma poi, quando riprendevo a cercare, non trovavo quello che speravo. ”

Fuori si era fatto buio, dalle finestre non filtrava più luce.
Il vecchio frate tornò a sedersi al tavolo. Thomas guardò il suo orologio da polso che segnava ormai le 17:30.

“Hai saltato i vespri, credo sia quasi ora di cena, forse è meglio che vada.”

Padre Giacinto non gli badò.

“ Gesù diceva che chi avesse trasgredito ad una sola delle regole di Dio non sarebbe entrato nel regno dei cieli. Chi può sperare di salvarsi, dimmi?
Il Dio del vecchio testamento era un essere severo e spietato, che ordinava massacri, che non perdonava assolutamente chi osava sfidarlo.
Era il Dio che impone a Mosè, quando ritorna dal monte con le tavole della legge e trova il popolo ad adorare un idolo di metallo, di uccidere tutti coloro che lo hanno rinnegato, dice che il fratello deve infilzare il fratello e quel giorno, secondo la bibbia, muoiono 3000 persone.
Quando le tavole vengono poste nell’arca dell’alleanza incenerisce chiunque tenti di toccarle. Non era solo amore e misericordia quel Dio, al contrario, era durissimo con chi non seguiva le sue regole. Gli ebrei, il suo popolo, gli eletti, loro le seguivano, eppure lui li abbandonò.
Buona parte di loro ha perso la fede durante la shoah. Un Dio che lascia sterminare sei milioni di innocenti in quel modo o non è onnipotente, oppure non è buono.
E considera che si trattava della sua gente, quella che seguiva i suoi veri comandamenti.”

Scosse la testa.

“I comandamenti… li avrai letti presumo nel libro dell’esodo e nel deuteronomio, sono ben diversi da quelli che i cosiddetti credenti hanno imparato a conoscere. Alcuni sono stati adeguati, altri scomposti e uno addirittura cancellato.
Hanno tolto il secondo, quello che imponeva di adorare Dio e Dio soltanto, nient’altro.
Non ti farai immagini o idolo di alcun genere diceva…
Lo hanno cancellato ed ora la gente ha sostituito Dio con santi di tutti i generi, con la Madre di Gesù e con Gesù stesso.”

Sorrise amaramente.

“Temo che siamo tutti fuori strada e sono convinto che le religioni, tutte quante, siano un’invenzione dell’uomo, e che il mondo sarebbe infinitamente migliore senza di loro, perchè hanno causato più vittime di qualsiasi altra catastrofe della storia.
Quello che chiamiamo Dio è al di la della nostra comprensione, nessuno può sapere cosa pensi, cosa voglia da noi o come ci giudichi, eppure si uccide sempre in suo nome, comunque lo si voglia chiamare.
Dimmi, esiste qualcosa di più meschino che voler inculcare il proprio credo ad un altro? Ma anche questo fa parte della natura umana, perfino noi cristiani a suo tempo ci siamo trasformati da perseguitati a persecutori. Un crimine orrendo.
La chiesa ha smarrito gli insegnamenti del giovane Rabby di Nazareth e nei secoli è diventata ricca e potente.
Ai francescani e a quanti pensavano che i seguaci di Cristo dovessero essere poveri come lui, la chiesa rispondeva che le sue ricchezze erano necessarie per combattere gli eretici e opporsi agli increduli. Basterebbe questo per smettere di frequentarla.
Le chiese Thomas nemmeno dovrebbero esistere.
Gesù stesso diceva: "Quando preghi chiuditi nella tua camera ... e il Padre tuo che vede, nel segreto ti ricompenserà."
Capisci? Le persone dovrebbero scegliere un luogo appartato e non certo la chiesa, che invece è un luogo comunitario di celebrazione, non di preghiera solitaria.
E tutta una gigantesca montatura, perpetrata da secoli.
Ma la gente ragazzo mio ha bisogno di credere in qualcosa e quelli che hanno scelto la mia strada, di qualsiasi culto siano seguaci, devono sostenerli, è nostro dovere! Noi abbiamo Gesù, quello straordinario predicatore di duemila anni fa che aveva detto amatevi l’un l’altro, benedite chi vi fa del male e siate sempre pronti a perdonare.
Basterebbe osservare queste semplici regole ed il mondo sarebbe un luogo accettabile.
Purtroppo fin da quando ha mosso i primi passi sulla terra l’uomo ha manifestato la sua natura di predatore, sugli animali, sulla natura e poi sui suoi simili.
E questo suo modo di essere non cambierà mai, inutile illudersi; il forte schiaccerà senza eccezione il debole, è sempre stato così e sarà cosi per sempre.
Non dimenticare che siamo abitanti di un pianeta dove vige la catena alimentare; vi è niente di più crudele che ammazzare un altro essere vivente e nutrirsi del suo corpo? Di un mondo le cui creature si mangiano a vicenda?”

Padre Giacinto si tolse la croce dal collo e la tenne stretta fra le mani.

“Stammi a sentire: non ha importanza chi era Gesù, com’è nato e come è morto, non ha importanza se è risorto o no.
Quello che conta è che due miliardi di persone lo credono divino e ascoltano i suoi insegnamenti, anche se poi non li mettono in pratica.
Questa gente nei momenti difficili si rivolge a lui, a sua madre e ai santi; dicono le preghiere, confessano le colpe, ed ecco che si sentono meglio.
E tu vorresti togliere loro tutto questo? Vorresti andare a dirgli che è tutto fasullo? Cosa otterresti? Di lasciare milioni di individui nella più cupa disperazione. Toglieresti loro la speranza! Hanno bisogno di qualcosa di tangibile, e se non lo trovano lo creano.
Sai quanti pellegrini sono stati a Lourdes in questi 150 anni dopo le presunte apparizioni? Più di 110 milioni.
Sai quante sono le guarigioni accertate?
Solo 67, meno di una ogni milione e mezzo, se davvero una forza celeste viene a sanare quei poveretti, beh, allora si tratta di una potenza ben poco magnanima!
E vogliamo parlare di Medjugorje? Prima di divenire famosa era un villaggio poverissimo sperduto tra rocce e sterpaglie, ed ora invece… è una miniera d’oro, con pellegrinaggi organizzati su misura dalle agenzie per portare gente in un luogo dove la Madonna apparirebbe da più di trent’anni, e dove ovviamente ha trasmesso i soliti segreti, come sempre, per aumentare la curiosità, il timore e la devozione dei fedeli! E i popoli continuano ad accorrere, ne hanno bisogno! Anche se Padre Piotr, il prete che dovrebbe rivelarli per mandato dei veggenti, ormai è vecchio e malandato e non ha mai detto una sola parola; ma non temere, aspetteranno in eteno se necessario piuttosto che ammettere la sconfitta.

Thomas si alzò.

“ Padre, sei la mia guida spirituale da sempre, non c’è giorno in cui non abbia ringraziato Dio per avermi concesso il privilegio di conoscerti. E adesso mi dici tutto questo?! Il tuo tormento, è una cosa che mi sconvolge. A questo punto mi chiedo quanti religiosi siano nella tua stessa situazione.”

“Parecchi ragazzo mio, non puoi nemmeno immaginare quanti.
Più grande è la conoscenza e minore diventa la fede, d’altra parte le nazioni con più fedeli e praticanti sono quelle culturalmente meno evolute, indipendentemente dalla religione; se vuoi credere in un Dio non devi cercare di conoscere la sua origine.
I potenti del Clero conoscono la verità da sempre e fanno di tutto per mantenere nell’ignoranza i fedeli. Ci sono stati tempi in cui la lettura della scritture era consentita solo in presenza di un sacerdote che le potesse spiegare, ovviamente in un certo modo. Quelli come me hanno fatto dell’ingenuità altrui un’arma formidabile, a suo tempo abbiamo imposto rette al popolo affamato e addirittura concesso l’assoluzione dei peccati dietro il pagamento di pesantissimi tributi.
Molti Papi hanno assolto Re e nobiluomini che avevano commesso terribili delitti, proprio perché erano ricchi e potevano dare in cambio terre e denaro.
Pensa quale assurdità sia pensare che un uomo possa assolverne un altro. ”

Il vecchio frate si pose davanti a lui e gli mise le mani sulle spalle.

“Noi dobbiamo infondere speranza, tutto qui, è la nostra via Don Thomas, ci fosse anche una sola persona ad ascoltarti durante la messa, tu devi essere li per lei, e devi raccogliere la sua confessione, e assolverla, perché alla fine si senta in pace con se stessa.
La nostra missione è quella di curare lo spirito, se poi per farlo dobbiamo raccontare una bellissima favola non ha alcuna importanza, in fondo l’hanno raccontata anche a noi e a suo tempo ci ha migliorato la vita, o mi sbaglio?“

Don Thomas, sacerdote di santa romana chiesa e da poco parroco di un paesino dell’appennino emiliano, sorrise al suo vecchio maestro.
Ancora una volta aveva attinto da quella fonte di sapienza e di saggezza, anche se sapeva bene che ciò che ne era sgorgato avrebbe solo sommerso il suo malessere interiore, senza però dissiparlo. Passò la notte in una delle celle destinate ai novizi e al sorgere del sole prese la via del ritorno, accompagnato dal risuonare delle lodi mattutine dei monaci. L’aria era limpida è fresca, e mentre lentamente scendeva la montagna pensò che quell’antico sentiero si era rivelato conforme al suo stato d’animo: pesante e in salita all’andata, leggero e in discesa al ritorno.
Accelerò il passo, voleva essere in canonica presto, per preparasi a celebrare la messa domenicale delle undici. Dopo tanto tempo lo avrebbe fatto con uno spirito diverso, le parole del suo maestro echeggiavano ancora, e nei momenti difficili lo avrebbero accompagnato, forse tra i nastri luminosi che filtravano tra le mura silenziose della chiesa, o nelle interminabili notti, passate ad aspettare il sonno ed una pace interiore che forse un giorno sarebbe arrivata. Si trattava solo di sperare, di nutrirsi con quella speranza che poi avrebbe dovuto infondere agli altri. Si trattava solo di capire, e comprendere che il passo necessario a separare la storia dal mito e fin troppo breve.
Si trattava solo di attendere, fino a domani.