Era l'estate dell'anno 2009 quando lo zio Ted andò a trovare i nipoti per le vacanze estive, come tutti gli anni da quando Simone ed Erica erano nati lo zio Ted, si recava al castello di Cesana Brianza da suo fratello Bil per curare i nipoti mentre Papà Bill e Mamma Sara andavano a trovare la nonna in Sardegna per tutto il trascorrere del mese di agosto.
Lo zio Ted era solito ad arrivare fra i primi giorni del mese di luglio cosi da trascorrere qualche giorno anche con suo fratello Bill e la sua dolce amabile mogliettina Sara.
Lo zio Ted arrivava sempre carico di regali e di doni per tutti ma la cosa che di più in assoluto attendevano con ansia, i piccoli nipotini erano i magici racconti che lo zio era solito a raccontare davanti ad un fuoco in giardino arrostendo per cena le salsicce di maiale con un bel bicchiere di vino di qualità per gli adulti e un bicchiere di aranciata dolce per i bambini.
Così passò un altro anno e arrivò l'atteso momento dell'arrivo dello zio Ted che appena arrivato in stazione già con il suo libro di racconti per i bambini e una sacca piena di doni per tutta la famiglia, i bambini iniziarono a inquietarsi agitati: "Zio Ted, Zio Ted, Ben tornato, siamo venuti a prenderti con Papa perché la mamma è rimasta a casa a fare le valige!".
I bambini erano estasiati dell’arrivo dello zio Ted così, tanto che dal momento che ha messo piede giù dal treno non hanno smesso di fargli domande del tipo:
Zio Ted hai scritto un altro libro per bambini? Zio Ted sai un'altra storia? Zio Ted raccontaci una storia !".
Papà Bill imbarazzato del comportamento troppo infantile dei suoi figli con tono autoritario ad alta voce disse: Basta bambini o vi metto in castigo! Lo zio guardando suo fratello ribadì: Caro Bill non rimproverare i tuoi figli sono solo bambini ed è normale che vogliano che gli racconti una favola, ricordi cosa facevamo noi da bambini? Beh io sì e capisco i tuoi bambini ".
Così presi i bagli dello zio e messi a tacere i bambini salirono tutti sull’automobile e partirono verso casa, al castello di Cesana Brianza.
La piccola Erica era identica alla bellissima sorella di zio Ted e di Papà Bill, morta alla sola tenera età di sedici anni Bella allegra, Vivace, Bionda come il sole che sorge la mattina, gli occhi nocciola come un po’ a mandorla come quelli del cerbiatto e quelle mani d'artista che uguale alla zia morta da adolescente sapeva dipingere e qualsiasi cosa con un tocco di pennello sapeva tramutare nella cosa più bella e stupefacente del creato, per il piccolo Simone invece era uguale al Papa piccolo selvaggio come un indiano d'America in sella al suo destriero, il piccolo Simone pur di cavalcare saltava in groppa anche al povero cane Red che poveretto era costretto a scappare a gambe levate ogni volta che il piccolo Simone gli si avvicinava e ci credo con tutte quelle frecce di plastica che gli tirava convinto di cacciare i bufali nelle praterie; ma d'altra parte sono solo bambini e da che mondo e mondo si sa che i bambini hanno bisogno di giocare per vivere e crescere bene sereni e felici.
Dalla stazione al castello non passò che tre quarti d'ora prima che Papà Bill fermò la macchina dicendo: Siamo arrivati e prima che il piccolo Simone non saltò giù dal finestrino della vettura dicendo: Non vedo l'ora di avere la patente cosi posso saltare su e giù dai finestrini quanto voglio e correre con la macchina tutta velocità sulla strada come fa papa la sera quando torna tardi !. Di colpo zio Ted guarda suo fratello in faccia e dice: E poi ti lamenti dei bambini è ... Sì prudente anche tu fratellino mio, che se no rischi che sia tuo figlio a correrti dietro con la macchina a mezza notte e non tu, dargli il buon esempio ..!
Arrivati al castello mamma Sara usci di corsa abbracciò lo zio Ted e disse: andiamo, andiamo o chiude la bottega devo prendere l'affettato guardi tu zio Ted i bambini ..?
Si andate ci penso io disse lo zio Ted.
I bambini afferrarono per mano lo zio e lo portarono in giardino mentre la signora Carmela, la donna di servizio, portava le valige dello zio in camera degli ospiti.
I bambini sorridenti e felici dissero: Zio, Zio raccontaci una storia, una delle tue magiche favole, una di quelle che sai tu.
Così lo zio poiché al momento non gli veniva in mente nulla prese spunto dall’albero di mele e una tartaruga che sostava nel laghetto di famiglia che giusto a puntino gli ricordavano una favola a eccellenza .. e così la storia iniziò.

C'era una volta nel paese delle favole un giovane ragazzo molto ricco e di notevole famiglia ma anche molto affascinate e molto intelligente, era considerato un ottimo partito da molte donne ma come lui ben stesso sapeva lo era solamente perché era il figlio di un noto avvocato che era molto ricco per via del lavoro dei suoi risultati e della parcella cara che presentava a ogni chiamata.
Il giovane uomo, Felipe era si molto ricco e questo dava a lui la possibilità di studiare con i più grandi professori, dottori e filosofi della città ma era costretto per via della sua alta classe sociale a restare rintanato in collegio a studiare mentre la maggior parte dei ragazzi della sua età andava alle feste, ai balli del paese e questo suo essere così ricco, gli impediva anche di avere amici sinceri e donne che lo amavano veramente perché la maggior parte dei suoi amici e delle donne che conosceva erano più interessati ai suoi soldi che era e si riteneva veramente, un normale ragazzo di venticinque anni.
Finite le lezioni Felipe usci di scuola e passando per il solito parco del paese dove la sera si metteva a pensare a come sarebbe stato festeggiare la festa degli innamorati con una compagnia fedele e leale e che non pensava solo ai suoi soldi, fra i rami del melo vide una splendida ragazza, bella Bionda alta con due occhi azzurri e un sorriso celestiale, Felipè rimase incantato dinanzi a tanta bellezza era lì come un baccalà che la guardava con la bocca aperta e la mente che sognava di passare la festa degli innamorati con lei.
Così Felipè prese coraggio si avvicino alla meravigliosa ragazza e disse:
"A te che rallegri le mie giornate tristi con un solo sguardo qual è il tuo nome ..?" La ragazza si giro un poco scocciata e rispose: "Sono Leila, sì Leila è il mio nome e tu dimmi cosa cerci ragazzo invadente ..?".
Felipè ora mai estasiato gli disse: "Oh mia splendida creatura a te che mi hai rallegrato la giornata vorrei invitarti a ballare alla festa degli innamorati che ci sarà domani sera ..!" la ragazza rispose: "Io acconsentirò alla tua richiesta solamente se mi porterai una mela rossa" così la ragazza rientrò a casa e Felipè al settimo cielo inizio a saltare su e giù per le bancarelle del paese cantando "Amore, amore mio a te che ai dato un senso ai giorni miei", fruttaiolo una mela rossa ..! E il fruttarolo rispose: Mi dispiace niente mele quest'anno ha fatto troppo freddo prova da un'altra parte.
Il ragazzo cantava per il paese felice, "Una mela rossa e lei mi sposerà ..!" ma pian piano che il ragazzo, le bancarelle girava più si accorgeva che di mele rosse quest'anno non ne erano maturate nemmeno una.
Girati tutti i fruttivendoli del paese, il ragazzo triste, sconsolato e rassegnato torno alla panchina del parco sotto quel melo dove aveva incontrato il suo più grande amore, quel melo dannato che di frutti quest'anno nemmeno uno ne aveva maturato.
Il ragazzo seduto sulla panchina piangeva dicendo: "Perché proprio a me quest’atroce destino, ora che trovo il mio vero amore, una donna che chiede solamente una mela rossa, quest'anno nemmeno una, il destino ha voluto far maturare, tutte gialle, tutte verdi, ma nemmeno una rossa, o povero me, ricco di accidia ma povero me in amore .." la saggia tartaruga che sentiva il ragazzo piangere e affondare pian piano in una disperata agonia sofferta così dolorosa che lui stesso diceva: Se questo dolore è l'amore non ne voglio più a che fare! La Tartaruga si mise a piangere anche lei e sentendo tutte quelle parole che il ragazzo diceva provo a parlare con L'albero il Melo.
La Tartaruga usci dallo stagno andò verso il melo e gli chiese: "Melo come mai quest'anno niente mele rosse e il melo rispose: "Tartaruga ha fatto troppo freddo e le mele non hanno fatto in tempo a maturare sono rimaste gialle l'unico modo per far diventare queste mele rosse è che tu ti getti sulle mie radici a picco sul cuore fino a quando le mie mele non si saranno riscaldate di passione e il tuo sangue non le avrà colorate di rosso". Cosi la Tartaruga incredula inizio a girare per tutto il paese a cercare una mela rossa per donarla a quel povero ragazzo e per fargli capire che l'amore non è fatto di solo dolore e la Tartaruga girò per quasi tutta la notte e il giovane ragazzo torno in collegio a dormire disperato.

La Saggia Tartaruga girò quasi tutta la notte per le strade della città chiese a tutti i meli del paese ma niente la stessa storia "L'inverno era stato troppo freddo e le mele non erano maturate" così all'alba la Tartaruga tornò al melo del parco e disse: "Svegliati melo e preparati a far maturare le tue mele rosse.", la Tartaruga andò sotto terra si getto sulle radici del Melo, conficcò la punta della radice nel cuore e inizio a cantare di passione come gli aveva chiesto il melo e intanto il melo diceva: "Più giù, affonda la radice nel cuore o non servirà a nulla, più giù.." e in tanto la Tartaruga cantava e il tempo passava.
Il sole pian piano iniziava a sorgere e le mele iniziavano a prendere colore piano, piano fino a diventare rosse.
Era L'alba e la Tartaruga aveva cantato di passione tutta la notte fino a far diventare tutte le mele dell’albero di mele rosse.
"Svegliati Tartaruga" disse il Melo, le mele sono diventate rosse, "Svegliati", ma la Tartaruga dal troppo sangue versato era morta e ora mai per lei non c'era nulla da fare.
La mattina come suo solito, il giovane Felipè andò al parco alla solita panchina, ma quando arrivò, trovo il miracolo che la Tartaruga con la sua vita aveva fatto per lui, le mele dell’albero erano diventate tutte rosse.
Così Felipe raggiante e contento più che mai ne prese subito una, anzi due e di corsa andò a bussare alla porta della sua amata per consegnarle le mele e invitarla al ballo degli innamorati.
Così il giovane ragazzo busso alla porta di Leila e aspetto che venne ad aprire, ma quando arrivò: "Ecco mia amata le mele che hai chiesto, una mela rossa per il ballo". Ma Leila scocciata gli disse: "Questa mattina è arrivato il figlio dell’ambasciatore con un anelo di diamanti e un anello di diamanti vale più di due mele rosse, andò con lui al ballo" così chiese la porta in faccia al ragazzo che prese le mele e le getto in strada che finirono sotto il calesse che passava sulla strada e si schiacciarono in tanti piccoli pezzettini.
E pensare la povera Tartaruga che aveva sacrificato la sua vita per quelle stupide mele, Felipe adirato di rabbia corse in collegio a fare i bagli e andò a ritirarsi in monastero esclamando un’ultima parola prima di entrare: Che cosa strana e stupida l'amore, mi faccio Monaco così non dovrò amare mai più nessuna donna.
E così Felipe fini per farsi Monaco, Leila invecchiò da sola avida e senza un soldo, l'ambasciatore torno al suo paese e la Tartaruga mori per regalare un sogno a un uomo che nella vita dell'amore non aveva capito niente.
Ecco che finisce la storia con un profondo concetto ..
"Vivi l'amore così com'è senza imprese impossibili o doppi giochi, vivi l'amore così com'è fin che dura, perché quanto vero che l'amore non è eterno e che avrà sempre un inizio e una fine, vivilo e non farti problemi".

E così finisce la storia, arrostendo salsicce e salami con lo zio Ted nel falò in giardino aspettando il rientro di mamma e papà, e un’ultima parola di zio Ted rivolta a mamma e papà: Loro si che si vogliono bene!
Fine .