Anche se le lancette del grande orologio della piazza principale avevano superato da poco le quattro del pomeriggio, stava già calando la sera nella giornata del 13 dicembre 1996 su Stoccolma, capitale della Svezia.
Dalle vetrate che riempivano l'intera parete di un appartamento che affacciava sul Mare del Nord si poteva osservare un uomo seduto divano.
L'uomo appariva completamente assorto in quei pensieri che tormentano la sua anima, impedendogli di trovare pace.
Qual era il confine che si poteva tracciare tra i pensieri e tra i sentimenti? La verità poteva essere separata dalla menzogna? E l'amicizia dall'amore potevano essere mai separati?
Erano questi i quesiti che affollavano la sua mente quel pomeriggio.
- Lei, no! Lei, no! - Continuava a ripetersi incessantemente l'uomo, agitandosi e corrugando con frequenza regolare la sua fronte. - Lei è la mia vicina di casa. Lei è la migliore amica che potevo mai trovare nella vita e mi è sempre stata accanto anche nei momenti difficili.
Ragionava lui, parlando ad alta voce circa la donna che in quel momento rappresentava il centro di tutti i suoi pensieri.
- Come potrei rovinare la nostra amicizia? - Proseguì ancora lui, ripetendo più volte questa domanda. - Non posso bussare alla sua porta e dirle che vorrei stringerla forte tra le mie braccia perché mi sono innamorato di lei?
Il suo cuore si era aperto in quest'ultima domanda che si era proposto ed ora i giochi si erano chiusi: lei appariva diversa ai suoi occhi e il cambiamento era inevitabile.
- Non trovo le parole davanti a me. - Concluse lui con quest'ultima frase che gli fuoriuscì in un sol respiro.
Mentre l'uomo era attentamente concentrato in quei pensieri nel silenzio che lo circondava e sotto la fievole luce di una lampada accesa, bussarono alla porta del suo appartamento. Il suono deciso del campanello attirò subito la sua attenzione.
- Andréas!
Sussurrò la voce di una giovane donna, dopo che l'uomo si era alzato dal divano per andare ad aprire la porta del suo appartamento.
- Noi dobbiamo parlare. - Aggiunse lei, facendo emergere dal tono della sua voce la preoccupazione che nutriva nel suo cuore.
Lei tremava come una foglia nel vestito rosso che indossava in quel pomeriggio, restando sull'uscio della porta, e lui trattenne il respiro quando la vide.
Andréas aveva lasciato che alcuni secondi trascorressero lentamente: questi aveva poggiato il proprio avambraccio destro sulla cornice di quella porta e continuò ad osservarla, tentando di scrutare quello che si nascondeva nella sua anima.
- Tu non puoi continuare a comportarti in questo modo, Andréas! - Esclamò lei, superando la soglia della porta ed entrando di prepotenza nell'appartamento dell'altro. - Tu mi stai evitando. - Aggiunse ancora lei, parlando in fretta.
Andréas rimase sbigottito dall'atteggiamento che la donna aveva assunto; quel modo di camminare e la scia del profumo che, entrando in casa, lei emanò lasciarono l'uomo privo di difese. Questi fu costretto a richiudere la porta e a voltarsi indietro se desiderava continuare a guardarla.
L'uomo si accorse di essere accarezzato dallo sguardo gelido di lei, la quale riprese a parlare, dicendo: - Rivoglio indietro il mio amico Andréas, quello con cui parlavo per delle ore davanti ad una tazza di caffè. Ti sento così distante da me. - Aggiunse lei, mentre allungava un passo verso di lui, poi spiegò: - Nelle ultime due settimane tu sei cambiato: mi sembra che tu abbia innalzato un muro tra di noi ed io non comprendo quello che sta succedendo.
La donna era ad un passo da lui, quando gli rivelò quali sentimenti suscitavano il suo comportamento, che ad Andréas iniziò a battere forte il cuore: avrebbe voluto spingersi verso di lei per abbracciarla e baciarla.
- No, Kertin! - Intervenne Andréas, mostrando l'aria di chi voleva sbarazzarsi di qualcosa o di qualcuno che gli stava dando fastidio. - Non puoi chiedermi di spiegarti quello che sta succedendo.
Affermò lui, con tono alterato col quale aveva volutamente aggredito la donna. - La mia mente dice una cosa, ma il mio cuore vorrebbe agire diversamente.
- Ascolta il tuo cuore, Andréas! - Esortò Kertin, mostrandosi sottomessa. - Forse non è così grave come immagini. Forse se tu ti confidassi con me, potrei aiutarti, darti qualche consiglio.
Concluse la donna, proponendogli il modo in cui poteva comportarsi.
Dopo aver appreso il suggerimento dell'altra, Andréas mise da parte i suoi timori ed agì in una maniera tale da sorprenderla: l'uomo spinse le proprie spalle verso di lei affinché i loro visi fossero talmente vicini e affinché i loro sguardi fossero l'uno dentro quello dell'altra e, quando lui chiuse gli occhi, raggiunse finalmente le sue labbra.
Osò Andréas, quando poggiò i palmi delle sue mani sui fianchi dell'altra affinché potesse costringerla a fare un passo verso di lui. E, in una breve frazione secondi, l'amica di sempre era fra le sue braccia come aveva costantemente desiderato.
Dal conto suo, Kertin comprese che il gesto compiuto dall'altro rappresentava un disperato grido d'aiuto: lo guardò negli occhi e mostrò d'essere sottomessa alle sue attenzioni, ricambiando quel bacio.
- Questo bacio. - Iniziò a dire Kertin, dopo che l'uomo staccò le labbra da quelle di lei. - Cosa vuol dire questo bacio?
Chiese lei, con timbro di voce affannoso, mentre continuava a tenere gli occhi chiusi.
Andréas, invece, aggiungeva un bacio dopo l'altro sulla sua guancia destra. - Non ti accorgi di quello che sta succedendo? - Rispose lui, proponendole questa domanda, poi proseguì, dicendo: - Da qualche settimana i sentimenti che nutrivo nei tuoi confronti sono mutati ed avrei dovuto parlarti subito di quello che stava succedendo dentro il mio cuore.
Tentò di giustificarsi Andréas, mentre prendeva la mano di lei e la poggiava sulla parte sinistra del suo petto affinché potesse permetterle di ascoltare i battiti del cuore.
- Mi sono accorto solo da qualche settimana - continuò Andréas, ritornando ad assumere una posizione corretta - di provare qualcosa nei tuoi confronti ed è per questo motivo che ti stavo evitando. - Spiegò lui, utilizzando queste ultime parole. - Non avrei mai voluto che questo succedesse, ma ora, che ho potuto sfiorare le tue labbra, ho compreso che mi sono innamorato di te.
Confessò l'uomo, parlando con voce pacata ed espressione tenera, mentre un solenne silenzio calò su di loro e Kertin ne approfittò per indietreggiare di qualche centimetro. Lei appariva spaventata dalle parole del suo amico.
- Ora posso essere consapevole - aggiunse Andréas, dopo aver superato la breve esitazione che era nata nel suo cuore - che adesso in ogni battito del mio cuore ci sei tu e che questo va ben oltre una semplice amicizia. Ti prego, Kertin, diamoci la possibilità di essere felici insieme.
Dopo aver appreso il suggerimento di Andréas, la donna si soffermò a guardarlo per diversi secondi negli occhi affinché potesse riflettere. Tuttavia, si accorse che in quel momento il tentativo di ragionare attentamente su quanto era accaduto risultava essere fallimentare.
Ad un certo punto, Kertin smise di pensare ed affrontò le sue paure, prendendo l’iniziativa: spinse in avanti le sue spalle seguite dal suo capo. Le sue labbra gridavano un sussulto e raggiunsero in una breve frazione di secondi quelle di lui.
Ad Andréas scappò un sorriso, quando comprese che la donna stava per baciarlo lei stavolta.
Kertin riprese da dove l’uomo era stato interrotto, e lui ricucì il suo sorriso.
- Dimmi che saremo sempre amici. - Propose Kertin, staccandosi nuovamente da lui.
Kertin appariva spaventata, quando propose all'altro questa eventualità.
- Ti resterò sempre accanto, se è questo quello che vuoi sapere. - Rispose Andréas, evitando di perdere tempo. - Sarò sempre tuo amico, sarò il tuo confidente. - Fece una breve pausa, poi si spinse oltre i ruoli da assumere. - Sarò il tuo amante. - Ed infine propose, dicendo: - Sarò il tuo uomo, se tu vorrai.
Andréas concesse un nuovo sorriso e si strinse a lei con maggior vigore.