Era Ottobre
kr(quando scoprii di essere affetta dal cancro)quando alla vita chiesi di lasciarmi in pace e invocai la morte di venirmi a prendermi così raggiungevo mio figlio Andreis. Al mattino il sole brillava ancora caldo e forte e la notte, quella notte, la luna sorrideva ancora, a parte una lacrima...
Tutto fu perché capii che la vita non mi dava più quell'emozione, senza la quale non sapevo vivere. D'improvviso mi ritrovai senza più forze per proseguire il mio cammino. La vita è una strada in salita, ogni giorno. Io ero stata per tanto tempo una scalatrice instancabile ma, nonostante tutto, cadevo e risalivo, cadevo e risalivo. Dio sa quante volte ho creduto di toccare la vetta e poi, d'improvviso, ancora giù...e ricominciavo daccapo.
Allora invece mi ritrovai in preda all'astenia. I miei muscoli si rifiutavano di muoversi. La mia mente era stanca di pensare e andava vagando verso gli antichi meandri, forse perché era più facile ricordare che cercare nuovi orizzonti, nuove strade alternative per riprendere a scalare.
Così scelsi il letto di un ospedale per feretro e mi misi ad aspettare. La morte venne solo a sfiorarmi ma poi se ne andò. Perché, mi chiesi sempre. Forse non mi ero vestita bene, forse avevo lasciato il telefonino acceso e siccome aveva la videocamera, la morte aveva paura di essere ripresa e per questo non si avvicinò. Non l'ho mai saputo.
Allora mi volli fare convinta che quello fosse il volere di Dio e in silenzio lo accettai.
Dissi così, me lo ricordo ancora: Va bene Signore, se questa è la croce che devo portare, essa è nulla confronto di quella che ha portato il Tuo Figlio. E così sia...
Solo adesso ho compreso realmente cosa è successo, quella notte.
La morte è venuta, accanto a me c'era la vita che cercava di trattenermi. Così i due signori si son messe a litigare, per me... E' già successo che alcune uomini hanno lottato per avermi ed io, che stupida, a volte ne ho riso.
Forse si saranno prese a schiaffi oppure per i capelli non lo ricordo, non lo so, dormivo.
Un tempo portavo i capelli raccolti e dicevo che quella era l'altra donna che avevo trovato al risveglio. Un giorno guardai quella donna riflessa in una vetrina e vidi un corpo estraneo. Una giovane vestita da vecchia che in silenzio mi guardava. Chi sei, gli chiesi ma non mi rispose.
Così tolsi quella maschera che copriva il volto della giovane e provai a liberare ancora la bambina...E' stato un errore. Quella maschera copriva i segni del dolore, camuffava lo sguardo spento, dando alla donna la forza di sentirsi protetta da una corazza e, a modo suo, improvvisarsi ancora guerriera.
Kralin
Che importava se gli sguardi della gente dicevano: costei è una folle.
Solo adesso ho capito come finì davvero quella notte.
La vita e la morte si divisero le spoglie.
La prima si tenne il corpo, perché in vita vogliamo solo questo, in fondo. Un corpo, un viso verso cui poter pregare, verso cui poter inveire, gridare, piangere o ridere. La morte si prese il cuore e l'anima...