CANTO TERZO DEL PERDUTO AMOR DI ORFEO ED EURIDICE


Non veran novero di lingue e canti
che tu non sapessi prospettar
agli oti per incanti,
silenti amanti
coprivan l’altura
dal tuo logos nella
mitica avventura.
Rupesti arbusti
solevano inchinarsi
al tuo passar
tra i loro fraschi.
Misteri e averi
t’accompagnavano
mentre i corpi cantavano,
muovendosi canonici
sui prati armonici.
Null’altro che preghiera
per la tua sposa
spenta in miniera,
un sodalizio finito
lungo un precipizio
vi colse nell’imprevisto
rompendo il fausto inizio.
Piangesti e dolcemente
intonasti una litania
ridondante nel nome di Euridice
tua amante e araba fenice,
resuscitata dall’Ade nero
oscuro come una pernice,
ma dal buio dell’eternità
si ruppe un patto di fedeltà
e nel bagliore della luce
anche l’immortale felicità.
Nella bramosia della sinfonia
dell’epica impresa
nella sua eroica contesa,
volgesti uno sguardo verso
l’oscurità
nel vederne la luce sulla soglia
dell’eternità,
perdendone da lì
Euridice e il suo seguir.
Strappattati dalla mano
che vi conduceva lontano.
Seppur tu fosti un maestro esperto
cantore e compositore
oratore e uditore
nulla potesti proferir
nel silente amore
nel suo imperituro
eterno fiorir


Nel cantar la mia terza composizione al canto del perduto amor di Orfeo, innalzo il suo nome agli illustri poeti, Virgilio e Ovidio. Possano le vostre epiche parole glorificarne il nome nel limbo della verità.Umile poetessa Meryluise