La migliore interpretazione della carriera.
Quei testi l'avevano travolta e trasformata.
Nessuno si aspettava quel successo.
Per la prima volta aveva voluto fare qualcosa che la faceva stare bene.
Ci aveva messo del suo per creare quello spettacolo.
A chi poteva interessare vederla in un ruolo completamente diverso dal suo?
Non le importava, voleva fare solo quello.
Peggio di come stava non le poteva andare.
Aveva bisogno di stare bene solo per se stessa.
Prima un libro, poi un altro, poi la fine dell'indifferenza, poi accorgersi che disprezzarsi era un peso inutile.
A Monica era tornata la voglia di sorridere.
La carriera se l'era fregata all'inizio, per presunzione, per bisogno di soldi, per esser stata avvolta da illusioni e da lusinghe.
Poi magari fosse stato il baratro.
Difficile fu ottenere i diritti per utilizzare quei testi.
Si era liberata di manager, parassiti e creditori: avrebbe trattato direttamente con l'autore.
In se aveva ancora la presunzione di poter convincere chiunque.
Con lui però sarebbe stata se stessa.
Non poteva essere normale se le aveva sconvolto l'esistenza con le parole.
 Lui non capiva quel bisogno forte di mettere in scena i suoi lavori.
Non le bastava leggerli da sola?
Non era convinto, ma non era pregiudizio.
La conosceva bene, perché frequentava quel giro di pornagrafia e dignità e depravazione, tra reale e virtuale, al limite tra orrido, indecenza e annullamento.
Oltre alle immagini solo immaginazioni s'era creato su di lei.
Solo lui poteva essere il migliore interprete di se stesso, così aveva smesso di pensare allo spettacolo.
Certo che lo voleva fare, ma solo alle sue condizioni.
Però era bella, però ci poteva parlare.
Forse doveva incontrarla.
Lui non pensava, non credeva, non immaginava di trovarsela davanti, convinto che certe persone vivessero una realtà parallela.
Non era migliore di lei, anche se le diede quell'impressione.
Un incontro informale in città, dopo l'iniziale sorpresa e il reciproco disagio.
Troppa tensione, meglio una passeggiata sul mare, anzi no, meglio aspettare il tramonto sul lago.
Ci voleva provare? pensava Monica
Non erano poi così distanti.
Dopo il tramonto la notte li avvolse con tutti i suoi profumi.
Era bello riprendere a respirare!
Un fuoco improvvisato e convincersi che quell'idea si doveva sviluppare. Le disse ciò che aveva di lei e si liberò di fandonie e falsi miti.
Gli disse che voleva riprendere a stare bene.
Anche lui faticava a stare bene.
Il fuoco accompagnò la notte senza luna ma piena di profumi.
Nessuna confessione, nessun outing, mentre si passavano thè caldo dal termos e Cointreau dalla fiaschetta.
Lei avrebbe potuto cavarsela con una scopata.
A lui non sarebbe dispiaciuto, magari neppure a lei.
Nonostante tutto non avrebbero saputo come provarci l'uno verso l'altra. Se lo dissero e si misero a ridere.
Da quanto non lo facevano?
L'alba in quel lago sembrava non arrivare mai.
Il nero aveva sfumature arancioni e grigie, in contrasto con il verde deciso dei boschi intorno.
E poi prendersi le mani, cercare gli occhi oltre il buio, spaccare lacrime e menzogne, smettere di trovare giustificazioni.
Smettere di rinnegarsi, stringersi le mani e non comprendere il dolore, fidarsi di ciò che fà stare bene, senza spiegazioni.
Non una confessione, forse un reciproca sincerità.
Thè e liquore avevano un altro sapore davanti a quel fuoco improvvisato, abbracciati a chi, fino a qualche ora prima, sembrava troppo distante. Forse entrambi avevano smesso di disprezzarsi.
Avrebbero creato lo spettacolo da soli.
La migliore interpretazione teatrale dell'anno.
Spettacolo in crescendo con l'interpretazione di Monica, che sembrava vivere ogni parola che diceva.
Un violino, un'arpa, una chitarra da soli o intrecciati a seguire insieme ad un'unica luce il rincorrersi delle sue parole e dei suoi sguardi.
Un successo che era andato oltre la credibilità, il background e il pregiudizio verso di lei.
Dopo aver vissuto per anni nell'underground della perversione e della pornografia, Monica aveva dimostrato di essere una grande attrice.
Lei forse lo aveva sempre saputo, ma le era mancato l'imput per svoltare. Finalmente s'era liberata di incubi, orrido e ricattatori.
Libera non sarebbe stata mai da qualcosa s'era liberata.
Non le importava più recuperare chi aveva perso in un attimo o in anni.
Era solo lei per se stessa.
Era stata capace di abbattere il proprio disprezzo.
Monica era riuscita rendere credibile lui, creatore di parole, con le sue stesse inquietudini.
Soci, complici, sicuramente amici.
Il pubblico applaude ancora e chiama a gran voce Monica.
Cala il sipario, la musica riprende.
Il nostro bacio aveva concluso lo spettacolo.