ANOTHER DAY






Mike bravi


Il FUTURO... TE LO CREI TU!


Prefazione


Another Day è una simpatica storia o forse è più 


corretto avventura...


Quale modo migliore di evadere dalla noiosa vita quotidiana di un biglietto per il futuro...


Chi di voi non ha visto “Ritorno al futuro”?


Dove una magnifica delorian poteva portarti in qualunque epoca.


Quindi cosa aspettate a girare pagina?


Cosa?! Aspettate la fine della prefazione?!


Giusto! X#D


Concludo subito... Tramite queste pagine verrete catapultati a Cybertopia, unica soluzione dopo che la razza umana si trovò in una crisi devastante a causa di uno sviluppo per niente sostenibile e delle       conseguenti inondazioni dovute ai ghiacciai sciolti per l’effetto serra (ampliato da noi) e ad una nuova era glaciale. 


Tutto questo fu possibile grazie alle straordinarie conoscenze del dottor Beriberi, noto scienziato e  filantropo. Cybertopia come si può intuire dal nome è la vera era della scienza, della comunicazione e innovazione, dove umani e robot vivono in perfetta armonia.


Ma un ombra oscura sta per incombere in questo mondo apparentemente tranquillo...








CAPITOLO 1 : 


PACE o PECE?




Salve a tutti! Tenetevi pronti siamo per entrare in un altro giorno...


Anno 4000, laboratorio privato del dottor Beriberi.                                                                                                          Era vastissimo, almeno come uno stadio di calcio del 2000 ed era pieno zeppo di macchinari stranissimi. Sembrava di essere nell’enterprise di Star Track. Il dottor Beriberi era lo scienziato più geniale e famoso di tutti i tempi; nonché un grande benefattore, nessuno era più filantropo di lui. Il dottore tra le altre cose, aiutava il distretto di polizia; macchine, divise hight teck, robot. Capitava spesso che poliziotti passassero nel suo laboratorio. E appunto anche quella mattina un poliziotto c’era, ma tutt’altro che efficiente... Dormiva allegramente su una sedia. Il professore nella sua routine quotidiana passava a vedere come lavoravano i suoi addetti; chi progettava giubbotti mangiapallottole, chi propulsori per volare, chi vaccini, mentre il professore era uno specialista nella creazione di robot. Finita l’ispezione si accorse del poliziotto assopito e gli si avvicinò. <<Sveglia Fil!>> disse il professore in tono squillante. 


<<Devi andare al lavoro! Ricordi, vero?>> Ma lui imperterrito continuava a dormire.


<<Dai figliolo che sei in servizio!>> 


Nessuna reazione. <<Cos’è hai fatto le ore piccole con Roberta ieri sera?>>


Alla parola Roberta, finalmente aprì gli occhi. Ma si sentiva ancora stanco, assopito, svuotato, come se avesse dormito mesi, anni, secoli e ancora disorientato guardo di sfuggita il dottore e si accese una sigaretta e lentamente <<Ehm... Scusi Doc! Corro subito!>> detto questo fil lasciò il laboratorio. Il professore, allora rivolgendosi ai suoi subalterni <<I ghiacciai si sono sciolti, c’è stata un’altra glaciazione; terremoti, uragani, la vita umana era in declino.... Ci siamo salvati miracolosamente creando Cybertopia e nonostante ciò sono ancora stupito nel vedere persone come Fil...>> e sospirando <<Che Dio ce la mandi buona...>>


Intanto Fil nella sua auto volante ,RocketWarior3000 stava già inseguendo un ladro che aveva appena rubato una borsetta a una vecchietta e scappava con uno di quei nuovissimi skateboard a reazione, gli Iperskate.


Non era un compito facile; anche se Fil era un drago negli inseguimenti aerei, gli Iperskate, oltre ad essere molto veloci, donano a chi li indossa un incredibile agilità.


Ormai per Fil era chiaro, quel ladruncolo da strapazzo si sarebbe dileguato. Quando ebbe un lampo d’ingegno, azionò il tasto dell’espulsione mentre l’auto tornava tranquilla al distretto.        Il ladro non sentendo più la sirena pensava di avercela ormai fatta, quando come un aquila si fionda ad ali spiegate sulla preda, Fil dal alto lo braccò. Mentre Fil rialzandosi lo ammanettava e gli elencava i diritti si rese conto, che il ladro era un robot.


A causa dell’impatto aveva subito molti danni, da fargli perdere grosse quantità di gasolio e prima che il suo codice binario smettesse di funzionare lo guardò negli occhi e gli disse <<E’ tempo... Che i robot... Si ribellino... a una vita in schiavitù. Domani morirete tutt...>>                  e ancora prima di finire la frase cessò la sua misera esistenza.


I vestiti di Fil erano tutti impregnati di gasolio, ma non solo i vestiti. Anche la sua anima candida come la neve più pura; era stata macchiata. Fil diede quindi pieno spazio all’odio.                  Ormai era chiaro, tutto il genere umano era in pericolo e solo lui aveva le carte giuste per  battere la morte. Ma l’angoscia che lui provava era anche dovuta da questa calma apparente...     La calma prima della tempesta. Fino a quando sarebbe durata questa pace? 








CAPITOLO 2 : 


RIFORNIMENTO




Ormai era chiaro coma la neve d’inverno: doveva armarsi fino ai denti!


E dove se non dal dottor Beriberi vicino la centrale? Però adesso era parecchio distante...


Potrebbe si prendere un TaxOne: <<Ti portiamo tassativamente ovunque vuoi in un minuto!>>


(slogan pubblicitario) senza contare lo sconto polizia... 


Ma Fil non poteva, oltre ad essere sconvolto era completamente lercio. 


Era così unto che ricordava un tacchino il giorno del ringraziamento.


E mentre Fil era ancora intento a trovare una possibile soluzione per non farsi tutta la strada a piedi, vide una specie di veicolo semi distrutto e arrugginito.                                                              Per Fil all’inizio sembrava solo immondizia non riciclata, ma poi si ricordò di averne vista già una simile ma non ricordava dove...                                                                                                           Quando un lampo... Una bicicletta! Ne aveva vista una al museo Etabeta poco tempo fa.                         Fil sapeva benissimo che le condizioni non erano tra le migliori, ma neanche a farlo apposta lì poco distante c’era una ferramenta. Trepidante e lercio, Fil entrò nella ferramenta.                            Era all’avanguardia con le ultime tecnologie, tutti i tipi possibili di viti e bulloni.                                   Fil trovò tutto il necessario e dopo aver pagato il tutto cominciò a riparare la bici e in meno di mezz’ora quella ferraglia insignificante diventò un vero puro sangue di ferro.                                                         Come?! Vi chiedete come ha fatto? Beh Fil vanta una vastissima conoscenza di bricolage, manodopera, hardware e software, praticamente il Maguiver del 4000. Senza contare le sue doti nel menar le mani. Kung fu, karate, judo, takequandò. Quanti i criminali disarmati e stesi con un solo colpo... Quindi Fil, tronfio del suo lavoro montò sul suo nobile destriero a due ruote e come un cricetino dopato pedalò forte. A velocità elevata Fil liberò le due ali e il suo destriero prese così il volo. Fin quando era in aria sfrecciava felice. Niente pensieri cattivi... Ne sulla lotta che lo attendeva ne sulle sorti dell’umanità. Ma appena scese dal veicolo la preoccupazione tornò a fare parte di lui. L’entrata per il laboratorio era nascosta bene. Vicino a dove parcheggiò la bici c’era un robottino, per essere precisi Beri-beri. Lo scienziato li manda in giro per farsi pubblicità e anche per nascondere l’entrata perché per entrare devi infilare la mano nel robot e se hai il permesso si apre un varco tra i bidoni. La cosa simpatica dei robottini che utilizzano un gergo 20° secolo. A essere precisi una frase al giorno, oggi gli disse                 <<Cifra!>> In un certo senso quella frase lo rassicurò. Poi con circospezione si guardò intorno...          Niente civili, quindi mise la mano nella bocca e scese nel laboratorio. Quando Fil entrò il dottore stava facendo un altro controllo di routine. Finito il giro il professore si avvicinò a Fil, come un padre che consola il figlio turbato. <<Ragazzo, ma come sei conciato? Sembri un tacchino... Guarda che sei in polizia non pulizia!>> sperando di strappargli un sorriso. Ma Fil non sorrise, anzi a testa bassa spiattellò tutto. Del ladro spargi gasolio, della futura ribellione dei robot, della battaglia e possibile sterminio della razza umana.                                                                        Quando Fil finì rialzò il capo per vedere la sua reazione. Ma la reazione fu ben diversa da quello che si aspettava Fil... Sorriso a 32 denti, faccia semi ebete e queste testuali parole <<Bene se è tutto immagino che sei qui per i rifornimenti, giusto?>> con un tono che sembrava avesse detto, adesso ti preparo il joystick così giochi... <<Adesso vai a casa riposati e non ci pensare fino a domani>>. Non era cosa facile, ma Fil non provò neanche a controbattere sapeva che il dottore, scienziato, ma soprattutto amico aveva ragione. 


CAPITOLO 3 : 


AMORE MIO ADDIO...




Arrivato a casa Roberta stava trafficando con le pentole in cucina, ma Fil la prese in 


contropiede e fecero l’amore come non avevano mai fatto; per tutta la notte.


Per Fil ogni volta non era solo sesso; quella volta soprattutto!


Poteva non esserci più un futuro ne per loro ne per la razza umana...


Quindi decise di tenere Roberta all’oscuro di tutto, limitandosi, se così si può dire, a 


dimostrargli tutto il suo amore.


In quelle ore di passione, anche il kamasutra sarebbe impallidito.


Alle 7,00 spaccate, Fil era già sveglio. Roberta lo abbracciava ancora, ma lui di soppiatto senza


fare rumore e senza svegliarla, scese dal letto e si vesti.


Mentre si vestiva un po’ si rese conto che qualcosa era cambiato... 


Non solo la sveglia mezz’ora prima, ma anche la piena coscienza che potrebbe essere l’ultima 


volta che vede sua moglie...


Quella mattina non avrebbe fatto colazione con lei; ne la doccia insieme come


tutte le mattine. Uscì a stomaco vuoto, ma determinato a vincere.


Ma prima di uscire; vicino alla tazza a forma di rana; (la preferita di Roberta) mise una lettera  


audio di addio: <<Cara Roberta non sò se riuscirò a tornare a casa... Ho tante cose da fare e


poco tempo per spiegarti... Non ci girerò troppo attorno l’umanità è in pericolo e questa volta 


Beriberi non potrà aiutarci... Proverò io. Che Dio ce la mandi buona.. Ti amerò sempre, Fil.>>




 




















CAPITOLO 4 : 


FIGHT!




Fil era già davanti il laboratorio e come sempre c’era il robottino Beri-beri che disse     


<<Caricamento frase 80%... 90%... Caricamento completato.... Che bomba! 


Gergo adolescenziale sinonimo di cifra!>>


E mentre Fil ritirò gli armamenti preparati dal dottore in lontananza si sentì un grande 


frastuono... Cera stata un esplosione!


Fil indossò quindi la tuta corazzata. Non è la classica divisa da poliziotto, ma più da militare.


E oltre a un fatto estetico donava a chi aveva la fortuna di indossarla incredibili capacità.


Ricordava molto la battle suite di Gundame.


Forza, velocità, intelligenza; una delle poche cose che il dottore tiene segretamente per se.


Se finisse nelle mani sbagliate altro che quarta guerra mondiale...


Detto questo, Fil si dirisse velocemente alla fonte del frastuono.


Arrivato cerano più di un centinaio di Fighters. Fil era allibito. I Fighters da secoli venivano


usati per festeggiare il capodanno, fu lo stesso Beriberi a modificarli.


Fil doveva inventarsi qualcosa. Limitare i danni. Ma era più facile a dirsi che a farsi.


Cominciò ugualmente a correre e i Fighters iniziarono a seguirlo.


Arrivati nella zona più isolata, la lotta incominciò.


In pochi istanti ne uccise una cinquantina. Lo stesso Fil rimase sorpreso delle nuove capacità.


E tra colpi di karate, kung fù e missili ne uccise altri.


Ma più ne morivano, più ne spuntavano. Gli ricordava molto l’Idra. Se gli tagli una testa ne 


crescono due. Se per ogni Fighter sterminato ne spuntano due è la fine.


Fil allora attivò lo zoom del visore e si rese conto che quando ritornano sono liquidi per 


qualche secondo decise allora di attuare una strategia.


Scagliò al suolo tutti i missili, razzi, bombe, mine, esplosivi possibili fino a provocare un 


esplosione immensa con un boato dieci volte superiore.


Quando il fumo si diradò vide ammassi gelatinosi, neri come la pece che si ricomponevano.


Questa volta formarono un Fighters gigantesco.


Fu in quel istante che gettò una mina congelante. Così facendo il colosso di ferro era 


pericoloso come un gressino. Quando si senti un leggero <<crack>> il Fighters si stava liberando 


o per meglio dire il ghiaccio si stava sciogliendo.


Fil aveva 5 secondi per trovare una soluzione. <<Nonostante la tuta non trovo una soluzione>>, 


pensò disperato Fil tra se. Quando un lampo lo illuminò! <<Che fesso la tuta e strapiena di armi


se premo l’autodistruzione  posso eliminarlo definitamente. Ma se lo faccio morirò nel 


esplosione... Scusa Roberta.>>


Così Fil accettò di sacrificarsi per il bene del umanità...


Ci fu un esplosione immensa con un boato che ti veniva voglia di strapparti via le orecchie.


Il Fighters si distrusse completamente, ma Fil non era inerme esanime a terra...


Bensì in aria euforico. Se premi l’autodistruzione viene attivata prima l’espulsione con una 


battle suite secondaria che non dona forza, velocita e intelligenza, ma la capacità di volare


come sognava Icaro.
























































CAPITOLO 5 : 


COMPLOTTO!




Ritornò quindi al laboratorio. Quella volta fu felice davvero di vedere Beri-beri che gli disse 


<<Che bomba!>> <<No, che io possa perdere contro dei bulloni arrugginiti quella è la vera 


bomba! Ah! Ah!>>. Entrato trovò solo il dottore. Stava appendendo un quadro.


Il quadro raffigurava un robot. A Fil quel quadro era familiare, ma offuscato... Pensò quindi 


che magari l’ha visto esposto o magari conosceva l’autore...


Una volta appeso il quadrò si dirise prontamente da Fil.


<<Salve ho appena salvato il mondo dai Fighters; sbaglio o li ha progettati lei per il capodanno?


 Peccato che più che botti sparavano missili e invece di festeggiare capodanno festeggiavano 


una nuova era...>> disse in tono di sfida.


<<Si li ho programmati io...>> in tono tenue e pacato come se si parlasse di lego.


Anche se ad essere onesti i miei erano con fuochi d’artificio, furono i militari a modificarli per 


la terza guerra mondiale.


<<Che cosa aveva in mente? Governare il mondo? Su risponda dottor dinamitardo dei miei 


coglioni!>> era adirato. 


<<Frena, dico davvero non ho mire di questo tipo>> in un tono molto supplichevole.


<<Ah no? Allora perché riprogrammarli per uccidere? Dai sono proprio curioso...


Prova a spiegarmi se ci riesci.>>


<<No Fil, la vera domanda è perché ho programmato te?>>


Fil era confuso. <<Ti sbagli, io sono un essere umano come te... Magari un filino più onesto>>.


<<Ne sei sicuro? O lo pensi perché non perdi carburante come lui...>>


<<Lui chi?>> sempre più confuso.


<<Mac, puoi entrare.>> E una sagoma nera cominciò ad avvicinarsi... 


Era un robot. Fil rimase scioccato. Quel robot lo conosceva bene. Era lo stesso della rapina, 


quello che gli disse della ribellione prima di morirgli in grembo.


Fil era pallidissimo. Non spiccicava una parola. L’apparizione di quel robot l’aveva paralizzato.


Il dottore allora ne approfittò per raccontargli tutto.


<<Fil Andrew non ti sembra strano come nome? E’ un anagramma. File Androide.


Era per farti credere di essere umano.>>


<<Allora, scommetto che Roberta è una tua complice>> era fuori di se.


<<No ti sbagli è si anche lei una mia creazione, ma l’ho fatto per darti una compagna.


Comunque Roberta è anche lei un anagramma; deriva da robot.


Ma a differenza di quello che sperava il dottore Fil non si calmò, anzi era nero d’ira.


Non gli importava più se era un umano, una macchina o un frigo, solo una cosa era certa, si 


sarebbe ribellato al suo creatore.


Così accecato dall’odio si avventò sul professore, che aveva sempre visto come un amico, se


non addirittura un padre... Non poteva perdonargli di avergli nascosto di essere un robot, ma 


soprattutto di usare le sue invenzioni contro l’umanità.


Cominciò a strangolarlo <<Morto te ucciderò tutti gli uomini. Siete solo feccia! 


Vi interessa solo guadagnare soldi. Non vi importa dell’inquinamento ne delle sorti del nostro


pianeta.>>


E abbozzando un sorriso <<Infondo Mac non si sbagliava... Io come macchina mi ribello a una 


vita da schiavo. Sono stanco che ci usate come elettrodomestici. Smaniate soltanto 


per il potere. Siete capaci solo ad arricchirvi. Ma non preoccuparti Cybertopia non sarà 


desolata. Sarà popolata da robot.>> detto questo le due dita della mano destra si allungarono 


fino a formare una grossa lama e con un colpo netto decapitò l’inerme dottore.
























































CAPITOLO 6 : 


ESODO!




La testa fece un tonfo a terra e Fil si diresse all’uscita quando...


Una voce aggiunse <<Voi giovani... Andate sempre di fretta... Adesso mi lasci spiegare?>>


Mac intanto raccolse la testa da terra e la rimontò sul professore.


“Come puoi vedere dai tuoi occhi positronici; anche io sono un robot, ma quello che non sai è 


che tutti i cybertoniani lo sono>>.


Secondo te perché a Cybertopia non ci sono regole che tutelano gli umani dai robot?


Semplice non ce ne bisogno.


Ma Fil perplesso <<Perché allora mi hai programmato così?>>


<<Lo so ti chiedi perché non ti ho programmato la consapevolezza di essere un robot, giusto?>>


Fil annuì. <<Beh io non c’entro. Devi sapere che mentre ti stavamo programmato la banca dati è


stata infestata da un potente virus. Tutti i robot in fase di programmazione rimasero 


contagiati, ma solo uno sopravvisse...


Tu! E se prima la tua passione era fare quadri ora volevi salvare il genere umano...


E per farlo non dovevi sapere di essere un robot, anzi a dire la verità tu i robot li odiavi...>>


Ah vedi quel quadro? L’hai fatto tu prima del virus, niente male vero...


E pensare che se non dovevi fare il classico controllo di sicurezza software, tutto questo non 


sarebbe successo. Ma non si può piangere sul bullone smontato...


Così niente... Progettammo tutto. Dalla rapina, fino alla battaglia. Niente era casuale.


Compresa la bici vicino la ferramenta, era tutto premeditato. 


Tutto fino a quando arrabbiato saresti venuto da me per uccidermi.


Altrimenti non potevi nascere. 


<<Ma quindi la mattina che mi dicesti sveglia Fil! Era poco dopo il virus... E ha fatto tutto 


questo per me?>> era commosso.


<<Beh io sono il primo androide creato dal uomo e l’unico superstite dopo il caos dovuto a uno 


sviluppo non sostenibile... Così niente, creai io tutti voi. E come un padre ero fiero dei miei


 bambini. Quindi per me era impensabile perderne uno...>> detto questo Fil si diresse all’uscita.


<<Dove vai?>> gli disse il professore sorpreso.


<<Come?! Dove vado?! Sbaglio o il mondo l’ho salvato? E’ ora che metta su famiglia...


Chiedo a Roberta di sposarmi ufficialmente... E’ stata programmata già moglie...


Avvisa tu il distretto... Vado in viaggio di nozze per due settimane... Ci si vede Doc!>> 


e raggiante lasciò il laboratorio.


<<Ma professore lo lascia andare via così?>> Mac era perplesso.


<<Calmati! Ho grandi progetti su di lui! Ma ricorda... ogni cosa a suo tempo...


Deve pensare che sia tutto finito...>>




CAPITOLO 7 : 


LA PICCOLA ALLY




Nove mesi dopo, clinica Beriberi.


Roberta aveva appena partorito dopo un lungo travaglio.


La clinica era stata inaugurata qualche mese prima.


Non ci sono molti androidi semiumani a Cybertopia.


Fil era accanto a lei, le stringeva ancora la mano mentre i medici pulivano il pupo.


Roberta era ormai a conoscenza delle peripezie di Fil e con voce tranquilla


<<Sicuro che non ti mancherà lottare, salvare la terra... 


Fare il prode cavaliere a spada tratta sul nobile destriero...>> 


Ma prima che Fil potesse rispondere entrò l’infermiera Dolly con la piccola e la diede in 


grembo alla madre. Era stupenda. Piccolina stava in una mano. Aveva gli occhi azzurri come la 


madre con due belle guanciotte paffute, come due mele mature.


<<Allora Fil ti basterà la routine da poliziotto, invece che l’impavido messia?>>


Ma lui commosso dalla piccola <<Non c’è avventura migliore della vita... 


Ora voglio solo una vita normalis...>> non ebbe il tempo di terminare la frase che la piccola 


Allison lanciò dagli occhi un raggio laser che annerì il muro.


Allora la madre sorridendo <<Normalissima?!>>


<<Beh quasi...>> anche lui sorridendo. Per lui era chiaro che la vera avventura iniziava ora.




FINE