La verità è in fondo al nostro cuore ed è la parte di mistero che si congiungerà al più ampio Mistero. Non è nelle ingannevoli forme d'amore, alle quali vogliamo attribuire più di quanto esse meritino, attori e attrici di una commedia scritta per un palcoscenico minore. Il grande fuoco? E' nella meraviglia, avvolge ma non brucia, con discrezione ti dona il suo calore, dipingendoti le guance e il cuore. Nel suo letto di luce, nascita, vita, estremo saluto, nell'eterna giostra a cui veniamo accompagnati da un'invisibile Presenza.
Ogni attimo della nostra vita è prezioso. Ogni attimo è un dono e ci può sorprendere, perchè nulla, ma proprio nulla gode di quella scontatezza, che crediamo ci appartenga di diritto.

Monica salì sul treno nel primissimo pomeriggio. Gli studenti affollavano le carrozze raccontandosi vivacemente la mattinata appena trascorsa in aula. Non poteva non sorridere in mezzo a tanta vitalità e ritrovare in essa quel profondo senso di pace che ci dona la vita proponendoci i suoi cicli perenni. In quel breve tratto ferroviario ne riviveva molti: giovinezza, vecchiaia,primavera, inverno, giorno, notte, andata, ritorno. Una danza di alternanze infinite. La piena consapevolezza di quello che lo stesso Aristotele, parlando del Divino, definiva Motore Immobile. La sua preparazione all'accompagnamento, la sua preghiera o pratica di devozione si delineava su quel sedile, ad occhi chiusi o aperti, nella contemplazione della Creazione di quel Motore. La sua gioia prendeva forma, con sottile e impercettibile trepidazione, nell'espansione del respiro e la mente, ad un certo punto, si arrendeva e con un inchino lasciava al cuore la sua parte e il suo spazio riconoscendogli il ruolo del più alto in grado pur non cessando di funzionare.
E meno male, perché spesso rischiava di non scendere alla stazione giusta!
La lunga camminata verso la destinazione finale le permetteva la visione di una valle fitta di boschi e di giardini alcuni curati altri incolti e abbandonati e spesso pensava, lungo il percorso, che quella brezza e quei fiori e quel sole non erano esclusiva di tutti. Alcuni malati , lassù, non avrebbero più potuto godere di quelle che, in quel momento, ai suoi occhi erano vere e proprie meraviglie.
Varcò l'ampia soglia dell'ospedale, porse il consueto saluto a chi si alternava in portineria alla destra del luminoso ingresso. S'incamminò per il lungo corridoio, ascensore a destra, piano quarto. Prima di oltrepassare le porte a battente del reparto oncologico adibito ad Hospice inspirava sempre profondamente quasi a creare uno spazio fisico interno per accogliere totalmente l'esperienza a cui riservava tre pomeriggi alla settimana nel ruolo di counselor transpersonale di accompagnamento psico spirituale.La prima volta che entrò in quel luogo, per il suo tirocinio, provò il calore di chi si sente a casa, nessuna forma di disagio o di estraneità.
La dottoressa di turno la salutò con il sorriso e la naturalezza di sempre, di chi sa come fare il proprio mestiere e di non poterne fare nessun altro. Le parlò di Luigi, il nuovo arrivato, un gran chiacchierone. Le sue condizioni erano buone ma necessitava di ascolto, anche in considerazione del fatto che l'equipe degli operatori, concentrando la quasi totale attenzione su Luigi non si poteva dedicare ad altri pazienti. Entrò dopo aver bussato alla porta semichiusa e vide negli occhi dell'uomo, che cercò subito, la frastornata disperazione di chi non osa ma vuole capire , di chi sente il suo intero essere in balìa dell'altro e vuole reagire, in qualsiasi modo, cercando la leggerezza e la familiarità, cercando il meglio di sé, per poterlo proporre.
"Posso?"
"Avanti, avanti. Certo. Avanti."
.......................................continua.....(libro pubblicato)