Era passato più di un anno, da quella lunga notte d’addio ed ora sdraiata sul letto Manuela proiettava lo sguardo verso il soffitto con occhi indifferenti senza luce né lampi; senza custodire nella memoria le lunghe notti insonni passate nel buio a cercare di alleviare il dolore che la mordeva tenace nello spirito. Era cambiata, non si chiedeva il perché delle cose, non riviveva i pugni nello stomaco e le interminabili violenze verbali del marito, che lo aveva amato incredibilmente, fino all’apice della sopportazione, purtroppo però il suo sogno si era spezzato al diciottesimo anno di matrimonio. Non era stato facile dar nuovo assetto alla sua vita, neppure giustificare ai figli l'imminente divorzio e sopravvivere. Specialmente quando si sosteneva il ruolo laborioso di genitore sconfitto, ma la mordace voglia di ottenere giustizia contro quell'insofferenza provata in nome dell'amore, l'agguerrì esteriormente e nel cuore.  Andò a vivere dal fratello e la sera nei giorni di riposo realizzò un romanzo; si era cimentata già diversi anni prima per una casa editrice, ed ora voleva ripetere l'esperienza sperando questa volta, ad un incremento di liquidi.  Lo intitolò Patrycia, una donna dal fascino misterioso, deliziosa e bella, capace di incantare tutti con il suo ballo erotico, coinvolgendo in un mondo d'eros magico il partner che le   era assegnato sera, dopo sera, al piano bar dove lavorava creando un'atmosfera di malia affascinante quando al suono delle note si muoveva sinuosa, offrendo con il suo ondeggiamento un seducente flusso libidinoso. Tuttavia, ora si trovava a rivolgere lo sguardo verso un punto della stanza, aspettando impaziente la risposta tanto attesa dall'editore prevista  il giorno dopo. Non poteva continuare a vivere sulle spalle del fratello insieme con i suoi figli e non voleva di certo ritornare dal marito, sconfitta a causa di un mancato lavoro. In conseguenza di ciò sperava che il suo romanzo fosse preso in considerazione, magari per ripagarla del periodo che si era morsa tante volte le mani e pianto per tante notti da sentirsi morire dentro. Si svegliò intorpidita dal freddo estenuante dell'attesa; nervosa e crucciata per l'esito, poi quello squillo la fece sussultare.   


-         Pronto, casa Mendel -


-         Sì - rispose tumultuosa lei


La voce dall'altro capo del telefono continuò:


-         Sono l'editore Paoul Griffin; parlo con la signora Manuela? -


Abbassò gli occhi, era tremendamente agitata, poi raccogliendo tutta una forza di volontà rispose adorabilmente arrivando subito al sodo:


-         Sono io; mi dica qual è la risposta? -


L'editore le comunicò con impeto che il suo racconto era piaciuto e che di lì a poco sarebbe, stato pubblicato, poi continuò a confermare:


-         Non solo diverrà uno dei più bei racconti che avrò stampato, ma ne gireranno un film e lei diverrà famosa. Congratulazione!. -


-         Cosa?-


Non credeva alle sue orecchie; un film ideato da lei che colpo pensò, e Griffin ripeté:


-         Si! Ha capito bene; Patrycia sarà un gran successo, una donna che vuole sopravvivere alle ostilità del destino e si muta in sublime musa che vibra nelle vene, trasportandoti ad immedesimarti con le note per lasciarsi andare, trascinati da un'eccellente passione sessuale. -


Posò la cornetta; per un attimo si sentii amareggiata, aveva fatto diventare Patrycia solo una persona manovratrice di sesso. Nel momento in cui incominciò a scrivere quel personaggio, non immaginava per nulla di assegnarle il ruolo di maliarda. A dispetto del fatto che quella parte prescritta le calzasse a pennello, Patrycia era nata per seppellire il dolore, non l'eccitazione, invece era considerata un animale da presa.


Il romanzo fu stampato in breve tempo, ed il produttore presentò alla stampa  i  protagonisti del film, mentre Manuela delegò il fratello, suo amministratore, restandone, il meno, coinvolta con la casa produttrice  cinematografica.     


Alcuni mesi dopo, le fu comunicato l'invito di presentarsi alla prima del film.  Quella mattina partì alle fresche ore estive indossando un abito grigio, corto, che risaltava  le belle gambe bronzee, rifinito da un vorticoso décolleté,  che metteva in risalto il voluttuoso seno nudo, abbinato da una stola di chiffon trasparente. Montò in macchina, sentendosi serena e vincente, finalmente padrona del suo destino e guidando per miglia e miglia, scelse di dare una svolta alla propria vita, interpretando un nuovo ruolo, pensò quindi seriamente di dar “vita” al personaggio di Patrycia. Non le apparve immorale nemmeno un po’ mostrarsi seduttrice, voleva solo non essere più maledettamente sola, e per sapere se avrebbe osato presentarsi così alla prima del film, si fermò in prossimità di una graziosa sala da ballo, personificando la nuova immagine. S'incamminò all'interno del locale incarnando il nuovo look che ebbe a dir poco uno sfolgorante inizio sulla libidine maschile, che la guardava con desiderio, spostandosi al suo passare, elargendo un fischio d’uomo in calore, e lei si sentiva soddisfatta, pronta a fare impazzire qualsiasi del posto. All’interno del locale la musica si espandeva vibrante e lei si avvicinò alla pedana, e sulle note di quella bellissima canzone si lasciò andare sinuosa, seducente, ed ogn’uno si spostò per lasciarla danzare incitandola con gli applausi. Guidava, le mani nei capelli spettinandoli poi dolcemente le volgeva verso il basso sui seni, scendendole giù per i fianchi, sulle cosce, fermandole sulle ginocchia, mentre ondeggiava leggera, abbassandosi e rialzandosi sommessa come farfalla, chiudeva gli occhi e dischiudeva le mordaci labbra tutto in perfetto sincronismo con l’armoniosa melodia. Lontano; seduto vicino ad un tavolino un uomo bruno, bello d'aspetto, la notò sentendosi subito attratto da lei, mentre la sua compagna le comunicava:


-         Gearold, perché, non vuoi capire. -


-         Non insistere Carole; non provo niente per te come dirtelo senza offenderti, scusami ora, ma c'è una persona che vuole conoscermi. -


-         Non starò qui ad aspettarti; vado via, addio Gearold. - Gli rispose Carole  infastidita dal suo atteggiamento, e si portò all'uscita convita che poi lui la raggiungesse.


A dispetto di ciò che pensava Carole, Gearold si portò sulla pista avvicinandosi a Manuela, destreggiando in modo erotico il  bacino. Sollevava e abbassava i fianchi portandosi esattamente alle sue spalle in modo tale da sfiorarle il fondo, schiena, e lei avvertì nel suo improvvisato partner l'istinto felino, che esplodeva dalla perfetta muscolatura;  molto attraente con quella camicia bianca, sbottonata al punto giusto, i jeans attillati neri,   e gli occhiali dalla montatura bruna. Accattivante nei modi, il bel corteggiatore le comunicò ballando:


-         Credimi; non ho provato mai niente di simile. Dal primo momento che ti ho visto ho capito che è amore quello mio, mescolato ad una pura travolgente passione sessuale per prenderti più che posso. Dimmi di si! -


Lei continuò a ballare girandosi di faccia a lui insinuando le sue cosce tra quelle di sue, appoggiandocisi  sopra e sfiorando con i seni il pettorale scoperto di lui, poi di scatto si portò alle sue spalle, portando le mani sui suoi fianchi, e poi giù lentamente sulle ginocchia,  salendole adagio fino alla cinta dei pantaloni, mentre lui continuava a innalzare il bacino proprio come si fa nell'atto dell'amore, fino quando si sentirono le ultime note e Manuela si fermò di colpo dirigendosi tra gli applausi ardenti degli spettatori al bar,  mentre Gearold restò inebriato a guardare il suo ondulato movimento. Gli corse dietro e sedendosi vicino gli chiese:


-         Era un si, quello… quando ti sei appoggiata a me ancor di più.  -


-         Un tocco personale al giovane spasimante improvvisato. -


Gli rispose lei, guardandolo incisivamente, e lui poi notificò con un tono del tutto mansueto ed umile:


-         Sono stato molto fortunato; deduco. Di che mi dovrei lamentare infatti anche da ragazzo lo sono stato, ho avuto,  genitori premurosi, una vita stimolante… ma tu dov'eri, perché non ti ho trovato. Nell’immediato futuro, giuro, non ti lascio andare. Mi sono innamorato di te e desidero vivere la mia vita con te. -


Manuela a quelle parole s'irrigidì; poi gli confermò:


-         Sciocchezze! Hai avuto il tuo momento erotico; non chiedere niente di più, serbalo nella memoria come qualcosa d'irreale, di magico, che trasforma la routine quotidiana, in pillola d’amore puro -


-         Non credi all’amore a prima vista, vero? Quindi per te portare un uomo all’oblio e solo abitudine?. -


Disse lui in preda ad un forte risentimento; Manuela si voltò per un attimo a guardarlo senza dir nulla, non voleva ferirlo di più, poiché lei continuava ad essere innamorata di suo marito, così gli declamò una parte del  romanzo:


-         Lui è sul balcone, io entro a piedi nudi nella stanza buia, lui mi sente ma io gli sussurro di non muoversi, metto della musica e mi trasformo in musa, mi muovo leggera dietro le sue spalle, gli sbottono la giacca e la sfilo imprigionando le sue braccia, poi le mie mani scivolano sul suo bel corpo contraendogli tutti i muscoli, lui allora si volta, sa che può avermi. Il mio corpo trasformatosi in ninfa è percosso da un tremito,  vertiginoso, impetuoso, selvaggio… ma lui non capisce...-


Gearold la guardava attento; non voleva perdere nessun tratto di quel volto, desiderava solo fissarla nella sua mente, indelebile come la luce, di cui non puoi farne a meno, e quando lei si fermò a guardarlo lui pose un quesito:


-         Scommetto che anche lì vai via, è così, che fai vero? Porti un uomo a perdersi nell’eccitamento, a credere che sia sua e poi… -


Manuela scosse il capo lasciandolo nel dubbio e si avviò verso il parcheggio senza rispondere, Gearold gli corse dietro e lei domandò:


-         Qual è la tua auto?.-


-         Quella verde, di fronte a noi. -


Si diressero verso l'auto. Manuela si tolse le scarpe e si distese sul cofano a guardare il cielo. Gearold gli si sdraiò accanto, sebbene il suo sguardo si posasse sulle cosce affusolate di lei rimaste scoperte, fece una gran fatica a dirigere l'attenzione verso la volta celeste, poi aggrottando la fronte, con tono malinconico di chi ha perso un amore disse apertamente: 


-         Dimmi  perché sei così misteriosa, perché non credi che io mi sia innamorato di te, vuoi farmi diventare matto?. -


La luce verde dei suoi occhi divenne scura; non immaginava minimamente di coinvolgere sentimentalmente un uomo. Aveva solo desiderato di lasciarsi andare ad una notte travolgente e passionale, stretta tra le braccia di un bel maschio, ed ora si turbava di averlo pensato. Lui non era il suo uomo, e continuando a sostenere il ruolo scelto antecedente di donna ammaliante; pronunciò sottovoce:


-         Nel caso ti direi di me; il fascino del mistero di Nisa, la ninfa dell’erotismo, seducente, affascinante,   come un intrigo erotizzante, svanirebbe.-


-         Maledizione! Come faccio a farti capire che è stato subito amore il mio per te, e non voglio lasciarti andare via, tu mi sconvolgi la mente, mi prendi dentro, io ti voglio, ti desidero ciò che provo  è  amore, il mio. -


Lei ascoltava silenziosa. Quel ruolo amabile di donna fatalista le calzava a pennello. Aveva fatto centro, pensò, ma subito si rese conto che non era ciò che desiderava e a tal punto Manuela disse:


-         Vuoi sapere di me, allora prendi il romanzo Patrycia e leggi ciò che è scritto alla sessantaduesima pagina. Ti prego però ora metti della  musica.-


Scese dal cofano e si portò davanti all'auto; incominciò a muoversi lentamente,  la sua danza, era un rituale, ogni movimento ritmico si mostrava dolce e restio allo stesso tempo,  solo che dinanzi agli occhi di Gearold lei si mostrava selvaggia, con la pelle sudata e le labbra dischiuse, pronta per essere presa, amata, così lui si avvicinò a lei questa volta però, voleva stringerla a sé. Posò il suo palmo sui bei fianchi di lei, e muovendosi dolcemente si fece trasportare dal sinuoso movimento lasciandosi andare in un mondo d’eros magico. Il suo cuore incalzava furioso ed il sangue bolliva nelle vene, quando improvvisamente irruppe bruscamente una voce maschile, interrompendo quel flusso di libidine seducente:


-         Manuela! .- Esclamò disgustato l'uomo.


-         Maichol! -


Palesò lei serenamente con il viso d’angelo. Gearold s'informò:


-         Chi è?. -


-         Sono il marito. -


Rispose Maichol orrendamente turbato da quella scena nauseante, che altri l’avrebbero ritenuta fantastica, e in più infastidito di trovarla con un altro uomo. Prontamente dietro le sue spalle, Waeston fratello di Maichol, lo bloccò da un braccio, quando si rese conto che di lì a poco si sarebbe scatenata un turbolento scontro fisico tra i due. Del tutto incurante dell'atteggiamento irritabile di suo marito, Manuela si allontanò verso la sua auto, lasciandoli in preda al biasimo. Si avviò a forte velocità, poi in prossimità di uno stop, rallentò,  quando lo sportello sul lato destro si aprì e Maichol s'introdusse nell'abitacolo senza dir nulla. Lei, avvertì su di sé una lunga occhiata indagatrice, ma non aveva alcuna voglia di giustificarsi, non più ormai, e non curante per niente dei suoi zigomi messi in tensione, arrivò al teatro impassibile, inseguita da Gearold e Waeston. Parcheggiò nel viale dove ad attenderla c'era il direttore della casa editrice che pronunciò euforico:


- Venga; la stanno aspettando. -


Manuela seguì Paoul dietro, le quinte, mentre Gearold, Waeston e Maichol furono guidati all’interno del teatro, dove si accomodarono in prima fila


- Siamo felici di presentarvi la signora Mendel . – Disse il presentatore, introducendo sul palco Manuela che elargì una lunga occhiata in direzione del marito, poi alcuni giornalisti gli rivolsero delle domande alle quali lei rispose in modo molto soddisfacente poi uno di loro chiese:


-         Pensa davvero che il sesso sia una lama ha doppio taglio?. -


-         Quella domanda gli parve rigorosa e sentendosi pronta a mettersi in gioco  rispose:


-         SI! Lo penso davvero anche se dapprima Patrycia non è nata come manovratrice di sesso, ma solo dopo, lei diviene guidatrice personale di vendetta, infatti, il suo successo è dato al fatto che molte donne sì Siano sentite coinvolte dal suo ruolo poiché stanche dall’essere manipolate, soggiogate e poi gettate via da un uomo meschino e crudele che non comprende il desiderio della sua donna, di coinvolgerlo nel ménage della vita quotidiana fatta di problemi, preoccupate da quella brutta tosse del figlio, dispiaciute per il saggio andato male, oppure amareggiate per i troppi conti da pagare, regalandogli così solo una solitudine che inguaribilmente le prende dentro fino a farla sentire inutile; e cosa c'è di più triste ed ignobile del morire dentro! Ed è proprio a tal punto che in difesa della vita e dell'amore, Patrycia si trasforma per sopravvivere sfoderando l’unica arma di seduzione che conosce, la stessa per la quale ha perso il suo uomo, stregato dal bel fisico della segretaria, che tre volte su cinque si fa la manicure aspettando di rispondere al telefono. - 


Dopo di ciò, Manuela regala una lunga occhiata passionale agli spettatori, dando poi un’ultima spiegazione.


- Non era certo mia intenzione usare una donna come Patrycia, vulnerabile e inerme solo per una mia rivalsa personale. Ma vi posso dire che manovrare il sesso per fini di vendetta ne valsa la pena, ed ora per ringraziarvi vorrei dedicarvi quell’inquisita danza ribelle che porta all’eccelso abbandono; ovviamente mi occorre un partner, chi di voi vuole accompagnarmi?.


Le luci si spensero ed il suono della colonna sonora del film si inebriò per tutto il cinema, e lei incominciò a muoversi languidamente in armonia con le note,  tutti la guardarono danzare in silenzio. Il suo corpo sinuoso era un richiamo alla vita, un approccio mascherato alla seduzione, ma nessuno osava improvvisarsi suo accompagnatore. A tal punto Gearold si avvicinò a Maichol e gli bisbigliò all'orecchio:


-         Se non vai da lei, andrò io, e tu la perderai per sempre!. -


 Maichol si alzò e si portò sul palco avvicinandosi a Manuela poi gli domandò:


-         Ora cosa debbo fare?. -


Lei non rispose, ma protese le braccia verso di lui; allora lui la strinse forte a se con tutta la passione che in quell'interminabile anno aveva rinchiuso nel suo cuore, per non perderla mai più. Gearold s'alzò e guardò, per un'ultima volta quella donna che gli aveva trafitto il cuore;  promettendo a se stesso che in un tempo futuro non l'avrebbe lasciata andare più via, poi si diresse fuori dove all'uscita gli fu consegnato il romanzo in omaggio, arrivò all'auto e prima di introdursi dentro per allontanarsi il più lontano da lei, cercò la pagina sessantadue e vi lesse:


" Dopo averla vista danzare con un altro uomo, il marito preso da una folle gelosia la strinse a se dolcemente, e lei tra le lacrime gli disse - Ti amo e ti amerò per sempre - " Gearold chiuse il libro intuendo che quella donna fosse lei e si allontanò in preda ad una forte nostalgia poi improvvisamente guardando lontano dove l'occhio non vede ed il cuore ode, sentì un dolce sussurro che gli comunicava - Io sono Nisa, la ninfa dell’amore, che ha le frecce di pianto e la sua faretra è il cuore; perciò ragazzo mio dà tutto agli altri e piangi la tua passione, come un bambino abbandonato ad una storia dimenticata.  -


NAIDA SANTACRUZ.