Erano le 23,47 di un venerdì piovoso e freddo quando l'agente David Jackson percorreva a velocità sostenuta, una isolata strada di campagna. era immerso nei suoi pensieri, quando il suono, non forte ma deciso, del suo telefonino, lo destò dal suo apparente torpore: “Jackson, Jackson”, la voce gentile ma ansante della collega
Mary Mc Shane, lo avvisava che i risultati degli esami sull'oggetto sconosciuto rinvenuto sul luogo del contatto, erano pronti: “si tratta di un oggetto che, apparentemente, non ha funzionalità”, disse la donna, “come non ha funzionalità, forse è solo un simbolo, o... rappresenta una mappa, una mappa in codice... magari riflettendo particolari frequenze di luce”, rispose lui, “è stato già fatto, Jackson, niente”, continuò lei, “va bene, ci vediamo lì”, concluse Jackson mentre si apprestava a fermarsi davanti al cancello della base e a far vedere alle guardie il suo distintivo di agente FBI. Fu un uomo alto e, naturalmente, ben vestito, apparentemente calmo, quasi ieratico e dall'aria superiore, come imponeva la prassi, a riceverlo nel suo studio; “agente Jackson, come mai da queste parti?”, disse con voce falsamente meravigliata, “ho saputo dei risultati degli esami, signor Bradley”, rispose David, “ e da chi?”, ribatté, un po' sorpreso e un pò arrabbiato Bradley
, “da Mary Mc Shane, la mia collega, la conosce?”, continuò Jackson, “sì, quella bella biondo... bionda che sta sempre con lei, certo che la conosco”, commentò Bradley, “è riuscita ad avere l'informazione conoscendo un tecnico che ha eseguito gli esami”, chiarì
Jackson sogghignando - “ah, è vero, con un agente   FBI è lecito, ... vuol sapere altro?” - aggiunse sarcasticamente Bradley - “vorrei vedere l'oggetto sig. Bradley”, chiese David, “non se ne parla neanche” - fu la risposta stizzita di Bradley - “la prego, sig. Bradley, potrebbe essere importante, molto importante che io lo veda”, continuò con molto impeto David - “siamo nel 1997, Jackson, è possibile che si possa ancora credere che
un profano possa, sensitivamente parlando, scoprire più di un gruppo di tecnici ?”- dopo qualche minuto di silenzio Bradley prese la sua decisione - “e va bene, Jackson, a pensarci bene... sì, mi hanno detto che è un bravo agente, perspicace, colto, equilibrato, riesce a notare quello che sfugge agli altri, sì, lo guardi, quel maledetto oggetto, non si sa mai, potrebbe venirne lei a capo di cosa sia”. Jackson non se lo fece dire due volte e subito imboccò i corridoi per arrivare alle scale che fece velocemente; raggiunto, intanto, dalla collega e amica Mary Mc Shane, si apprestò con lei ad entrare nella grande sala che conteneva l'oggetto, in mezzo a decine di allarmi e di luci intermittenti, mentre le guardie davanti all'entrata, avvisati del fatto che i due agenti FBI avevano il permesso di entrare, li guardavano avanzare nella stanza osservandoli con circospezione. “guarda, Jackson, è bellissimo”, fu il commento a prima vista di Mary, che aveva lo sguardo fisso sull'oggetto
che emanava una luminosità fatta di tanti colori, alternativamente; “è vero, è fantastico” - rispose lui digitando il codice di accesso per aprire la copertura di sicurezza trasparente che sovrastava l'oggetto. Dopo averlo guardato e toccato da tutti i lati, Jackson ripose l'oggetto, dalla forma vagamente conica, sul suo basamento e andò a consultare, insieme a Mc Shane, il computer lì accanto circa le prove effettuate. Rimasero un paio d'ore a sfogliare le pagine dei test svolti e che non avevano dato esito, quando furono raggiunti dal signor Bradley e dal professor Sneider che, insieme agli altri due azzardarono ipotesi fantascientifiche non verificabili con la scienza attuale... ma forse in un prossimo futuro. Il giorno dopo, di buon mattino, i due agenti andarono a far visita a John Cartney, l'unico scampato ad una recente serie di delitti e sparizioni inspiegabili: si trattava di un uomo sulla quarantina, poliziotto da 12 anni che, da quando, circa 3 mesi prima, sfuggì al tentativo di omicidio o rapimento da parte di una forza misteriosa, probabilmente aliena, grazie al provvidenziale intervento della polizia, prontamente avvisata dai vicini, che, facendo uso di particolari armi realizzate dal dipartimento di scienza di New York - sezione x-files, aveva messo in fuga l'alieno, non si era ancora ripreso dallo shock e si trascurava un po', nonostante le insistenti premure della moglie Jennifer. l'uomo iniziò il racconto dei fatti ai due agenti, seduti su un divano di pelle scura, mentre sorseggiavano un tè caldo, facendo uno sforzo enorme per ricordare bene quanto accadde quella terribile notte e cercando di resistere alla sofferenza e alla paura che i ricordi gli avrebbero, inevitabilmente, procurato. “Era il 29 agosto del 1997 ed ero appena rientrato dal mio consueto giro notturno, potevano le due di notte quando sentii degli strani rumori provenienti dalle pareti della cucina; ci andai e subito una luce intensa ma terribilmente sinistra si abbatté su di me; per qualche minuto mi sembrò che mi stessi sollevando da terra e che la stanza roteasse e si deformasse; mi sentivo in una dimensione surreale: avevo caldo e dopo un attimo freddo, poi dolori in tutto il corpo, intensissimi e nello stesso tempo ; poi pensieri strani, non catalogabili, pervadevano la mia mente e poi fui aggredito da una forza immane che mi scaraventava da tutte le parti. a quel punto mia moglie, che dormiva nella sua stanza al primo piano, svegliata dal frastuono, mise la vestaglia e si precipitò a vedere cosa stava succedendo. giunta sulla soglia della cucina si arrestò di colpo e incominciò a urlare; io, pur nella colluttazione, la sentii e le gridai di fuggire via. Lei non se lo fece dire due volte e corse dai vicini, già allarmati dal gran subbuglio, a chiedere aiuto. Per molto tempo la cosa continuò a scuotermi e a scagliarmi contro le cose, poi si fermò un attimo, un attimo che mi sembrò interminabile, poi assestò un colpo che mi fece perdere i sensi; e poi mi sono svegliato all'ospedale... il resto lo sapete già: arrivò la polizia e la cosa si dileguò nel nulla”. Jackson era curioso di sapere a cosa si riferissero quei pensieri strani e gli si avvicinò chiedendogli di spiegare meglio il tipo di sensazioni che lui provava quando, probabilmente, la cosa gli riempiva la testa di quei pensieri strani. Proprio mentre John si sforzava a ricordare per dare una risposta a David, il telefonino di Mary squillò e lei rispose: era Bradley che telefonava dalla base per avvertire i due che lì alla sala maestra c'era stato, qualche ora prima, un conflitto con una “cosa”, forse proprio quella “cosa”, la quale era riuscita a portare via l'oggetto, ma era stata anche fotografata con un sistema particolare. “Veniamo subito lì”, disse Mc Shane, esortando Jackson ad andare con lei. Lasciato John Cartney, Mary e David si diressero, a spron battuto, verso la base. lo spettacolo che si presentava ai loro occhi era spaventoso e surreale insieme: fumo dovunque, pareti sfondate, luci e allarmi impazziti, pannelli divelti e altro, erano segni che c'era stata una tremenda battaglia, una battaglia tra i sistemi automatici di intervento e gli uomini del reparto speciale, adibiti a scopo di difesa, da un lato, e un'indicibile forza aliena dall'altro. “Cosa è successo?” esordì subito Mc Shane rivolgendosi a Bradley, “è venuto a farci visita un alieno”, fu la risposta dell'interpellato, un po' serio e un po' ironicamente scherzoso, “un alieno?, ne è sicuro? A me sembra la terza guerra mondiale!” - rispose David - “appunto, che altro poteva essere una forza indicibile? E non si riusciva a sapere da dove venisse” - insisté Bradley -
“ venite” - continuò ancora Bradley - “andiamo a vedere le fotografie fatte con un sistema particolare, che ci dirà qualcosa di più sull'alieno”. I tre si diressero in sala computer e cominciarono a osservare il prodotto della più alta tecnologia attuale nel
settore fotografico. “Si evince una strana cosa” - esordì subito Mc Shane - “di cosa si tratta ?” - disse Bradley  “qual è il tempo di reazione delle apparecchiature fotografiche ?” - continuò lei - “siamo arrivati a un duecentomiliardesimo di secondo” - rispose lui - “guardate” - proseguì ancora Mc shane - “qui si vede uno strano alone vicino la parete dei pannelli di controllo “a”, e nel fotogramma successivo, un duecentomiliardesimo di secondo dopo, non si vede più e... ricompare sette fotogrammi dopo...” - eseguendo complicati calcoli - “a un centimetro e zero quarantuno di distanza, quindi... ha viaggiato a 298.999 km/sec” - “non solo” - aggiunse Bradley - “ma, ritroviamo la “cosa” in fotogrammi successivi, e ciò vuol dire che, nonostante viaggiasse a tale velocità, è riuscita a rimanere nella sala; studieremo successivamente come sia possibile”. proprio in quel momento giungeva
in sala la notizia della morte, probabilmente per assassinio, di John Cartney e di sua moglie. Tutti e tre si diressero a casa dei defunti e tutto lasciava credere che si trattava proprio di omicidio. Sì, era stato un omicidio, fu così che fu classificato il caso, ma la cosa più preoccupante fu che non c'erano impronte digitali, e non c'erano né tracce né indizio alcuno che facessero pensare a un normale assassinio, cioè che non destasse eccessivi timori di una degenerazione inarrestabile di un fenomeno di criminalità senza alcun precedente. Dopo giorni di indagine, sia per quanto riguarda l'assassinio di John Cartney e la moglie, sia per il ritrovamento dell'oggetto, tanto misterioso che prezioso, non si approdò a nulla, e si fu sul punto di archiviare tutto il fascicolo; furono le opprimenti insistenze di Jackson e Mc Shane a tenere ancora in vita, sia pure fievolmente, il caso x-files. Non ci fu un solo giorno in cui Jackson non si ossessionasse a pensare ai due irrisolti fatti, mentre Mc shane lo sosteneva da una parte, ma gli consigliava di non esagerare dall'altra. in preda a una forma paranoica di ossessione, Jackson andò a parlare con molti esperti di alieni, ma nessuno aveva mai visto niente di simile, né sapeva niente sull'argomento. Le cose precipitarono quando a Mary e David comunicarono che il dipartimento aveva cancellato definitivamente il caso e lo aveva sostituito con un altro
caso x-files, che ai due agenti parve molto meno interessante. e Jackson cadde in una crisi molto profonda, quasi irrecuperabile, ma Mc Shane gli fu sempre vicino; crisi quasi irrecuperabile sì, perché di lì a poco un evento fantastico avrebbe sovvertito la situazione. Erano appena passate le dieci di sera del 6 marzo 1998, quando Jackson ricevette una telefonata dal dipartimento: era la voce entusiasta di Mc shane che lo avvisava che qualcosa di importante era successo - “Jackson, c'è una grande svolta, ti ricordi Frank Durnell, quel pilota di aerei scomparso 5 mesi fa in circostanze misteriose?” “sì, ma che c'entra? “ replicò lui -  “l'hanno trovato in stato confusionale in un vecchio magazzino abbandonato, a New York, dicono che delirava strani frasi tra cui anche il fatto di essere stato rapito da alieni” disse lei – “cosa? alieni?” incalzò lui – “sì” rispose lei – “possiamo parlarci adesso?” domandò lui eccitato – “no, ma appena  si riprenderà andremo sicuramente a fargli una visita” rispose Mc shane.
Dopo un paio di settimane Mary Mc Shane e David Jackson si trovarono accanto al lettino di Frank Durnell attendendo che questi aprisse gli occhi e parlasse con loro.
“salve Frank” esordì Jackson tendendogli la mano in segno di ulteriore saluto e di amicizia - “chi siete?” chiese lui con voce fioca e flebile ed un'espressione serena sul volto, come chi, pur a 25 anni, ha già visto e vissuto tutto nella vita e null'altro ha da chiedere. Era lucido nonostante fosse solo da poco uscito dalla convalescenza, e, consapevolmente, accettò di parlare coi due agenti della sua scomparsa 5 mesi prima e della sua prigionia, a suo dire, in mano ad alieni.
“Era la sera del 3 ottobre 1997 ed io mi accingevo a festeggiare il 18° compleanno di mia sorella Elizabeth, a casa dei miei genitori a Cleveland. ad un tratto sulla strada che portava da loro vidi una strana luce che proveniva da alcuni alberi in lontananza:
mi ricordai che, alcuni giorni prima, mentre volavo col mio aereo coi miei compagni a 1500 m d'altezza, vidi una strana luce intensissima che mi stordì e mi fece perdere i sensi e mi proiettò in una strana dimensione. quando rinvenni l'aereo stava precipitando ma recuperai subito il controllo con una manovra che ancora oggi non saprei spiegare.
Per molto tempo provai sensazioni dallo strano sapore, mai avute prima, avevo l'impressione di sapere “cose” da me mai viste nè sentite e che, in qualche modo, non facevano parte della mia conoscenza. Non so bene cosa fossero ma avevo questa netta sensazione.
Tutto questo passò nella mia mente in un istante. Contrariamente all'altra volta ebbi paura ma non fermai la macchina né accelerai, proseguii come se niente fosse.
Quando passai dinanzi alla luce non successe nulla, fu dopo un paio di minuti, forse serviti alla “cosa” per scrutarmi che l'alieno si manifestò: persi il controllo della macchina e uscii di strada: nell'impatto con un albero persi anche i sensi.
mi parve di essere dentro ad un sogno: luci e buio, suoni e silenzio si fondevano insieme in un'unica entità. ma la cosa più impressionante fu che mi resi conto che non era affatto un sogno, ma realtà poiché sentivo delle voci che, in lingua inglese, dicevano frasi di cui non conoscevo il significato, ma che erano riferite a fenomeni fisici reali, in quanto mi furono spiegati con dettagliati procedimenti di cui non posso dirvi perché non capireste. mi dimostrarono così che non sognavo ma che ero stato rapito da alieni e mi trovavo in mezzo al loro incredibile mondo.” – “Come fa ad essere assolutamente sicuro che non stava sognando?” lo interruppe Jackson- “ non poteva essere un sogno poiché non si può sognare ciò che non si conosce, non si può dire a se stessi cose esatte assolutamente fuori dal proprio scibile, non credete?”- “certo, ma vada avanti “ rispose istantaneamente Mc shane – “a questo punto cominciarono il loro vero e proprio racconto: circa 10.000 anni fa un gruppo di alieni, provenienti da un pianeta del sistema di alpha centauri, in missione esplorativa nello spazio, capitò nella zona del sistema solare, e vi entrarono per trarre energia dal sole. Fatto il rifornimento cominciò la vera esplorazione del nuovo sistema. attirati dalla singolarità del pianeta saturno vi orbitarono attorno, con l'astronave madre, come parte del materiale che costituisce i famosi anelli, per osservarlo meglio, da lì poi partirono spedizioni esplorative in tutte le direzioni. Una di queste, circa 6ooo anni fa, atterrò sulla luna da dove osservarono la terra. Ne rimasero sconvolti al tal punto che fu deciso di scoprire la causa di tale nefasto fenomeno. A tal fine continuarono l'osservazione per alcuni secoli. All'inizio del 1500, dopo 5500 anni di analisi osservative, decisero di venire direttamente su questo disgraziato pianeta per cercare di far ragionare i suoi abitanti, ma furono sempre scambiati per demoni maligni data la loro diversa natura. Non sortendo alcun effetto il loro intervento decisero di lasciar perdere e di tornare alle osservazioni dei terrestri dalla luna, ma uno di loro che chiameremo beta volle insistere e rimase da solo a confrontarsi con gli umani.
A seguito di un episodio di cui gli altri furono solo marginalmente a conoscenza, beta cominciò ad imitare i terrestri, iniziò così a rubare, ad essere violento, a rapire, ad uccidere, divenne, insomma, un grande criminale, tanto più che non poteva essere ucciso, né distrutto fino a che non si fosse esaurita la sua energia.
Consapevoli, ormai, del degrado che aveva assalito beta, gli altri alieni decisero di intervenire al cattivo esempio degli umani. Ma beta era ormai contaminato, non ascoltava più nessuno, rinchiuso nella sua perversa imitazione di chi aveva così lungamente osservato, così nel 1997, dopo secoli di insuccessi, in un tentativo estremo di portarlo via dallo scempio, vennero ad un conflitto, durante il quale beta, in preda al furore, riuscì a prendere il codice interstellare di accesso, senza il quale si è completamente esclusi dai circuiti di collegamento col computer centrale della base lunare. Un vero disastro, considerato tutti i tentativi di farlo ragionare falliti.
Si decise un attacco finale in massa prima che la poca energia rimasta negli accumulatori della stazione lunare si esaurisse.       

                                                                                                                Così il 12 settembre 1997 dopo mesi di preparazione, gli alieni tesero un agguato a beta proprio nel punto dove è avvenuto il grande contatto.
D'altro canto fu appunto la trappola ordita, a catturare l'attenzione degli uomini della base speciale e a determinare il “contatto”. Nella bagarre generale furono proprio loro, gli uomini della base a raccogliere il codice e a portarlo nella camera di sicurezza, facendolo diventare “l'oggetto misterioso” del contatto di cui si è tanto parlato. e questo è tutto. So che tempo fa qualche alieno è entrato nella base e si è portato via l'oggetto , vero?”- “Sì” rispose Mc shane – “buon viaggio lontano da qui, ragazzi” – concluse con aria alquanto sazia, Frank Durnell.
Terminato il racconto Mc Shane e Jackson ringraziarono il signor Durnell e gli augurarono di guarire presto e lo salutarono soddisfatti di quanto lui aveva detto loro.
durante il viaggio di ritorno dall'ospedale i due erano assorti a ripensare all'incredibile storia narrata da Durnell, poi Mc Shane ruppe il silenzio – “Jackson, Jackson,  stai pensando a quanto ha detto Durnell, vero?” – “perché, tu non ci stai pensando?” – ribatté Jackson alla guida della sua auto – “sì, è incredibile, è proprio incredibile che un alieno si lasci condizionare così tanto dalla sua lunga osservazione di noi umani da emularci  e addirittura superarci in violenza” – rispose Mc Shane – “già” – annuì lui – “ e da qualche parte sul nostro pianeta c'è un alieno impazzito che rapisce, ammazza in modo cruento, la gente” – continuò Jackson – “è proprio vero, chi sta troppo con lo zoppo finisce per zoppicare” terminò Mc Shane.